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| Siti web e blog in diminuzione - L'entusiasmo è finito |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 21 maggio 2009 | |
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Si è trasformata da subito in una regola, l'idea per cui chiunque abbia l'esigenza di diffondere un messaggio, una campagna informativa, o un pensiero personale, non abbia che da aprire un sito web, pubblicare quanto desiderato, e rimanere in attesa che le cose facciano il loro corso. Altri, in modo semplicistico, credono che una volta aperto un sito, questo potrà essere visto da tutti, in qualsiasi parte del mondo, con un solo click.
Ed entrambe queste affermazioni, (sentite più
volte personalmente, anche se esposte in maniera differente), sono vere
senza alcun dubbio, anche se è errato considerarle come regole generali. Certamente è vero che attraverso le pagine di un sito si può comunicare, ed è altrettanto vero che potenzialmente tutto il mondo potrebbe vedere la pagina da noi pubblicata. Ma seppur vere queste affermazioni, non è detto che questo accada in pochi istanti, e, a dirla tutta, non è detto proprio che accada. Per aprire un sito web bastano pochi minuti e pochi euro, ma una volta messi online progetti ed idee, non è scontato che qualcuno arrivi a visitare il nostro lavoro. Per esperienza posso dire essere molto più probabile che non arrivi nessuno, e che il nostro fantastico progetto rimanga senza pubblico.
La controtendenza di questo ultimo anno, mostra invece una netta inversione di marcia nell'incremento del numero di siti nati, rispetto a quelli chiusi o abbandonati, che secondo Netcraft , (società inglese che fornisce monitoraggio ed analisi della rete), pare ammontino ad 1,2 milioni in meno ogni mese dalla fine del 2008, dopo aver toccato quota 185 milioni nel corso dello stesso anno. Il calo di nascite delle piattaforme gratuite per la realizzazione di blog, aveva fatto presagire un drastico calo nell'interesse e nel potenziale ampliamento del numero di blog desiderosi di venire alla luce. E sarebbe stato impensabile credere che l'interesse verso un servizio, sarebbe potuto crescere continuamente, anche dopo il conclamato successo iniziale riscosso da blog, siti, e servizi annessi. Il motivo più diffuso per giustificare la chiusura di un sito, è tanto semplice quanto ricorrente: la mancanza di un pubblico che ne visiti le pagine. Qualunque progetto editoriale cartaceo, è dovuto passare per le mani di un editore, che ne ha determinato o meno il benestare per la pubblicazione e la divulgazione, e che ha svolto il suo delicato lavoro, scegliendo o scartando le numerose proposte che quotidianamente giungono alle case editrici. Concretizzando il ruolo della rete, possiamo dire che qualsiasi prodotto editoriale, (grazie alla rete), può scavalcare la selezione dell'editore, e tentare autonomamente di proporsi al pubblico, a costi decisamente contenuti. Ma come per ogni libro sul mercato, così anche per ogni sito web online, sarà l'interesse del pubblico a determinarne il successo e la diffusione in larga scala, e non certo la semplice presenza sullo scaffale di una libreria, o tra i risultati di qualche motore di ricerca. La tecnologia e la rete hanno aperto la strada all'opportunità, ma non hanno garantito, e non garantiscono, la diffusione di prodotti che non sanno riscuotere l'interesse e la stima del pubblico a cui sono rivolti. E questa a mio avviso è un'ottima notizia. |
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La convinzione
che i motori di ricerca avrebbero salvato il mondo, e che i feed
avrebbero consentito a tutti i blogger di essere letti, (permettendo ai
pensieri di correre liberi per la rete), è stato un bel sogno sul quale
i guru della Silicon Valley, hanno realizzato un enorme businness
pubblicitario, che ha spinto molti a cimentarsi nella stesura di un
blog, o nella realizzazione di un sito web.





