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| Le elezioni Americane e la fine del giornalismo |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 05 novembre 2008 | |
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Mentre sto scrivendo, le elezioni Americane sono nel pieno della propaganda e della lotta tra i due candidati. E con loro, tutti i mezzi di informazione Italiani, che, come mostrato già in altre circostanze, non sono più capaci di scegliere una linea editoriale, che non sia condivisa dalla totalità dei mezzi di informazione. Si chiama informazione univoca, e lo è a tutti gli effetti. Ma una linea editoriale, che non accetta interpretazioni e scelte differenti da quelle condivise, fa sorgere una domanda dietrologica, quasi fosse un classico del giallo: chi determina, a monte delle redazioni, la linea editoriale da seguire?
Oggi, la maggiorparte dei giornalisti, lavora di fianco ad un fax, nell'attesa che un'agenzia arrivi in redazione, consentendo così "all'impavido reporter", di svolgere il proprio mestiere. Un giornalismo ormai ridotto ad una revisione delle notizie di agenzia, attraverso le quali sarebbe possibile trarre spunto per scrivere un articolo di proprio pugno, ma che vengono utilizzate solitamente come modello, a cui poche variazioni saranno sufficienti, per essere firmate dal giornalista, e mandate in stampa. Non bisogna stupirsi quindi, se giornali di ogni colore, telegionali e radiogiornali, sembrano il frutto del lavoro di un'unica redazione: perchè lo sono davvero. Al di là di qualche editoriale, o del lavoro commissionato a qualche giornalista della redazione, difficilmente si potranno leggere indagini o reportage di qualche giornalista di assalto, come accadeva anni addietro, quando le radazioni sguinzagliavano i propri giornalisti, che le notizie sapevano andarsele a cercare, per raccontarle poi attraverso il giornale, ai propri affezionati lettori. I giornalisti costano troppo, i giornali costano troppo, l'informazione costa troppo, ed una redazione che sceglie una linea editoriale propria, rischia di non piacere al grande pubblico: questa scusa, vale svariati milioni di euro in finanziamenti pubblici all'editoria, che gran parte dei quotidiani Italiani incassa ogni anno, per stampare copie di notizie di agenzia, previo abbonamento annuo alla ricezione delle news. Nessuno allora si domanderà mai, se delle elezioni americane sia importato davvero qualcosa al pubblico Italiano, e ancor meno, se i lettori nutrano il dubbio, che l'Italia sia entrata a far parte degli Stati Uniti d'America. L'importante, è che la macchina giornalistica vada avanti, e che i finanziamenti continuino a piovere su questa informazione allo stadio terminale, che oggi deve parlare delle elezioni Americane, e domani, chissà? Si attendono nuove agenzie. |
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Parlando con una amica che lavora nel settore, ho potuto capire che l'informazione oggi, è gestita completamente dalle agenzie di stampa. L'idea quindi del giornalista, che si reca sul posto con il taccuino in mano, è ormai solo più una scena dei vecchi film in bianco e nero.




