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La salma al cimitero, ma senza il Sacerdote Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 01 settembre 2008

Solitamente, quando in un sito web si parla di Sacerdoti e di Chiesa Cattolica, ci si imbatte con facilità in penne decisamente anticlericali, e pronte a condire con dosi massicce di pregiudizio, argomenti alle volte anche molto validi, che sarebbe utile poter affrontare con assoluta imparzialità. Oppure, per opposto, ci si immerge in qualche sito cattolico eccessivamente agguerrito ed indottrinato, per poter offrire quell’alternativa culturale, che ha reso il Cristianesimo così importante nel corso dei secoli.

Certo, nel mezzo c’è molto di buono in entrambe gli schieramenti, ma proprio questa logica dello schieramento, mi porta a dover scrivere una così lunga introduzione a questo articolo. Perché pur essendo a mia volta schierato, mi trovo oggi ad imbastire una critica, che potrebbe portare i più ingenui a pormi nello schieramento sbagliato, facendomi pentire di aver scritto, per non più di qualche secondo.

cimitero.jpgReduce da poche settimane da un grave lutto, mi sono imbattuto nelle novità che la Curia Torinese, riserva da qualche anno ai propri fedeli. Nei miei ricordi, è sempre stato compito dei Sacerdoti, accompagnare la salma dopo la funzione funebre, fino alla tomba in cui verrà posta la bara.

Sembra però, che negli ultimi anni questa usanza sia passata di moda, e terminata la funzione in Chiesa, sarà un corteo laico, (con a capo l'impresa di pompe funebri), ad accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio.

A dire del personale delle pompe funebri, il motivo di questa assenza, è dovuta allo scarso numero di Sacerdoti presenti sul territorio, ed alla necessità di far fronte principalmente alle funzioni religiose, scegliendo di tralasciare quanto possibile, nell'ottica di ottimizzare il lavoro del Sacerdote.

Ho come l'impressione, di trovarmi di fronte ad un lavoro lasciato a metà, un pò come se un panettiere vendesse pane crudo, non avendo braccia a sufficienza per infornare, o come se un bagnino raggiungesse i malcapitati, per poi tornare a riva solo, non essendo disponibile un numero sufficiente di bagnini, per portare in salvo tutti quelli bisognosi di soccorso.

Sta di fatto però, che sono davvero pochi i momenti in cui è compito della religione, dover prendere parte alla vita dei fedeli al di fuori delle mura della Chiesa, che, ci hanno insegnato, essere fatte di soli mattoni. Certamente un funerale, è uno di questi momenti.

Dopo innumerevoli sermoni, dedicati all'importanza di frequentare le attività e la vita della Chiesa da parte dei fedeli, mi trovo oggi di fronte alla necessità, di ricordare alla Chiesa stessa, la fondamentale importanza della reciprocità, in ogni tipo di rapporto umano.

Trovo però che questa mia necessità, abbia il gusto forte del paradosso.

 
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