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| La realtà ha inizio quando la tv è spenta |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 14 maggio 2009 | |
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Sebbene la televisione faccia parte della nostra società da più di una generazione, stranamente non abbiamo ancora compreso come gestire questo elettrodomestico, che troppe volte riesce a fare la parte del leone nelle nostre case, senza che nessuno se ne accorga. Personalmente non nutro eccessivo interesse per la tv, che solitamente guardo per non più di un'ora al giorno prima di addormentarmi, apprezzando le sue doti soporifere, e la leggerezza dei temi trattati, che è possibile seguire con un solo occhio, quando il cervello è già nei pressi della fase rem. Pensavo di essere un caso patologico, ma fortunatamente capita sempre più spesso di incontrare persone, che hanno scelto per svariati motivi di spegnere la tv. Una scelta che con il trascorrere degli anni, risulta sempre più utile per chi, come il sottoscritto, ha il desiderio di rimanere ancorato alla realtà, e preferisce effettuare una cernita personale delle cose a cui dare importanza nella vita, senza essere influenzato dalla bagarre mediatica del momento.
Il paradosso in tutto questo, stà nella perenne offerta di opinioni e notizie al riguardo della realtà che viviamo, e che il telespettatore medio assorbe, senza dare un'interpretazione propria a ciò che ha visto in tv, e ancor meno paragonandolo alla realtà conosciuta che egli stesso vive. Ma non è solo una questione di notizie, quanto la necessità di indipendenza nel determinare cosa abbia importanza, e cosa invece possa essere considerato superfluo in questo determinato momento della nostra esistenza. La tv è omologazione, (insegnava il mio professore di diritto), e mai come in questi anni le sue parole hanno acquistato consistenza nella nostra vita, e nella società in cui viviamo. Tutti siamo stati coinvolti in questi ultimi anni, nelle discussioni al riguardo dei grandi temi etici, dati in pasto alla macchina mediatica, e giunti come uno tsunami alle orecchie del grande pubblico. Da che il giorno prima vivevamo "senza pensieri", il giorno seguente tutti a porsi il problema di cosa fare se costretti a letto in stato vegetativo. Lo stesso è accaduto con le coppie di fatto, dove da un giorno all'altro tutti avevano un amico amosessuale molto innamorato del suo compagno, che però non vedeva riconosciuto il suo status familiare. Pensando infine ai furti ed alle aggressioni, la frequenza e la ricercatezza di certe notizie, possono fornire con estrema facilità sensazioni come paura, panico e preoccupazione per il loro insolito susseguirsi, che, (come naturale), fà supporre una situazione generale di pericolo ed insicurezza "là fuori". Inutile far notare la normalità nell'esistenza di certi reati, e paragonando i dati odierni alle casistiche degli anni precendenti, non si riesce a dimostrare alcuna variazione significativa del numero dei reati in questione: a questo punto però la realtà è già stata manipolata, tanto da innescare un meccanismo di paura ed insicurezza nello spettatore, capace adesso di ignorare qualsiasi dato ufficiale che affermi qualcosa di differente da quanto sentito in tv. Ma quello spettatore siamo noi, quelle paure e quelle preoccupazioni sono le nostre, così come le discussioni infuocate che ne derivano. Ed io sinceramente, prima di aver paura e provare preoccupazione per qualcosa visto in tv, preferisco affacciarmi alla finestra e sincerarmi con gli occhi che il mondo esiste ancora, e ricordare a me stesso che esisteva già, prima che la televisione tentasse di rinchiuderlo in una scatola. |
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E questa non
dovrebbe essere la necessità individuale di un piccolo blogger, ma
dovrebbe essere un'esigenza primaria per ogni persona.




