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La libertà di espressione, i commenti e gli opinionisti in rete Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 23 marzo 2009

Sta diventando un'abitudine consolidata, conseguenza del mettere in relazione sconosciuti di varia estrazione, in modo anonimo, e senza l'obbligo di dover mostrare alcuna fisicità, e quindi lontani dai rischi legati al metterci, (e in certi casi rimetterci), la faccia.

Potersi esprimere liberamente, senza filtri e moderatori, è un salto evolutivo non indifferente per una società abituata a far attenzione alle voci di paese, e a bere messaggi televisivi e stampa scandalistica, prendendo per buono e per potenzialmente reale, quello che la fabbrica della finzione per eccellenza, (la televisione), mostra ogni giorno.

anonimo.jpgAbituati a considerare accettabile, se non autorevole, l'opinionista di turno, si è ormai diffusa l'abitudine di credere vero, o comunque degno di nota, l'informazione ed il punto di vista che và per la maggiore, e che in quel momento sta cavalcando l'onda mediatica.

Lo si è visto innumerevoli volte in questi anni, con le coppie di fatto, con l'eutanasia, con l'aborto, e lo si continua a vedere ogni volta che un argomento caldo, o un personaggio illustre, sarebbero capaci di innescare quel turbinio di opinioni, su cui molti poggiano la propria fama, ed altri la propria ricchezza.

Gli spettatori ed i lettori, non si rendono conto degli introiti e del tornaconto che alcuni organi di informazione riescono ad ottenere, scatenando una polemica, e stuzzicando i pregiudizi dei lettori.

Questa allettante opportunità, è stata immediatamente captata da numerosi blogger, che hanno subito appreso l'arte della discussione, ed i vari metodi per mantenere un confronto sopra le righe, e trasformarlo in un botta e risposta infinito di opinioni, in molti casi senza alcun fondamento, se non la sola convinzione personale di chi le sostiene.

Questo modo di confrontarsi, totalmente inutile ai fini dell'arricchimento personale, (ma indispensabile a creare un enorme numero di pagine viste e quindi di pubblicità esposte), ha creato una nuova tipologia di giovani opinionisti, convinti che per libertà di espressione, si intenda il poter pensare e dire qualsiasi cosa, senza aver alcun obbligo di confutare le proprie opinioni con la realtà, e senza la preoccupazione di verificare la veridicità dei propri pensieri.

Quando l'importante diventa il dover pensare qualcosa, ed esprimerlo, senza affrontare il paragone con la realtà e con fonti ufficiali ed attendibili, l'opportunità di un confronto si trasforma in un banale schieramento, in cui a tutti è concesso di dire tutto.

Il confronto e l'opinione, sono da sempre i mezzi attraverso i quali l'uomo si relaziona, formando in sè delle opinioni condizionate dalle esperienze e dalla cultura di origine, che attraverso il confronto vengono messe alla prova, ed arricchite o distrutte, a seconda dell'esattezza e della cura, con cui il contendente ha saputo avvallare e sostenere il proprio punto di vista. Un tiro alla fune insomma, nel quale la resistenza della corda, è determinato dalla solidità delle prove portate a sostegno della propria tesi, e non certo in base al consenso che si è riuscito ad ottenere, o sulla base di chi meglio ha saputo insistere sulla propria posizione, senza cedere.

La mancanza della fisicità degli interlocutori, favorisce l'assenza di un punto limite oltre il quale non andare, per non rischiare di perdere la faccia, nella cosapevolezza che in un contesto reale, le proprie opinioni andrebbero sostenute anche a discussione terminata, e al di fuori di un ambito puramente discorsivo.

La certezza di poter indossare i panni dell'anonimato, ha creato un esercito di opinionisti anonimi, coraggiosi e impavidi nel sostenere le proprie posizioni attraverso un computer, che una volta spento permetterà loro di rientrare nella vita reale, senza dover giustificare di fronte a nessuno, di aver sostenuto tale posizione, che mai di fronte ad un'interlocutore reale, avrebbero avuto il coraggio di sostenere.

 
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