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| La libertà di contestare non è il diritto alla ragione |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 18 giugno 2009 | |
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La contestazione è una strategia politica ampiamente utilizzata dalla sinistra italiana nella storia della Repubblica, per manifestare il disaccordo di un ristretto gruppo di persone, verso decisioni e scelte effettuate da un partito, da un Ministro o da un Governo. La contestazione è una forma di comunicazione rudimentale, dove le parole sono trasformate in un chiassoso mezzo, attraverso il quale appropriarsi della ragione per quel breve istante, ed in quel luogo specifico. E' l'espressione del volere popolare, nel momento in cui la democrazia non c'è, o viene a mancare, ed alle persone non resta altro modo per far sentire la loro voce, se non urlando coraggiosamente le proprie ragioni in faccia al potente.
La teoria vorrebbe che in tempo di democrazia, quando sono attivi i mezzi attraverso cui i cittadini possono esprimere la loro posizione, non dovrebbero manifestarsi episodi di contestazione, perchè sostituiti da azioni ufficialmente riconosciute come idonee ad esprimere il disappunto, e le opinioni contrarie. E' comunque un equilibrio difficile da individuare, in quanto secondo alcuni, non ci si trova mai in un contesto realmente democratico, e la deriva che conduce al regime, fa pur sempre sentire la sua costante influenza. E' una posizione che andrebbe discussa e valutata, alla luce dell'opinione della maggioranza dei cittadini, dei quali si può avere un riscontro credibile solo durante il periodo elettorale, quando le forze politiche in campo si misurano sulla scala del gradimento e del consenso, che i voti indiscutibilmente dimostrano. Alla luce di questo non sono favorevole alle contestazioni dirette, perchè per quanto nutrito sia il gruppo di persone che si adopera in una contestazione diretta, non sarà mai rappresentativo di alcunchè, se non del numero di persone presenti in quel determinato momento. Se poi la contestazione non lascia spazio a repliche, giustificazioni, e qualsivoglia tipologia di confronto, (come solitamente accade nel corso di una contestazione), viene messo in luce il paradosso della costestazione stessa, che ergendosi a mezzo di comunicazione diretta, si trasforma in una arrogante pretesa di ragione. Se si pensasse di rispondere alla contestazione con un'altra contestazione, non se ne capirebbe più nulla al di fuori di un enorme baccano, ed il tutto sfocerebbe di certo in una rissa poco democratica, oltre che in un revival storico che riporterebbe la società indietro di 40 anni, a quel burrascoso periodo seguito al '68, dove contestazioni all'ordine del giorno non hanno portato a nulla di buono, ed ancor meno di democratico.
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Ma è anche l'espressione della
volontà di imporsi delle ragioni di pochi, di fronte alle scelte e alle
decisioni, verso le quali non si è daccordo, e per le quali gli
strumenti della democrazia non hanno offerto la risposta desiderata.




