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La fine della scuola, e le "meritate" vacanze dei professori Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 15 giugno 2009

La fine dell'anno scolastico a Torino, è celebrato ogni anno da una folla di ragazzini, che si riversano in Piazza Castello per sfruttare la presenza delle fontane, e tornare a casa fradici e senza voce.

Un buon modo per cominciare il lungo periodo di pausa tra un anno scolastico ed il successivo, nel quale gli studenti dell'ultimo anno sosterranno gli asami, e compiti per l'estate e materie da recuperare, andranno ad occupare alcune giornate per tutti gli altri.

Ed è sempre in questo periodo che le persone che lavorano, rimpiangono i bei tempi della scuola, quando il lungo periodo di vacanze toccava a loro, e sembrava persino poco, a conti fatti. E' la solita sensazione di insoddisfazione, che prova chiunque non abbia sufficiente esperienza per valutare con obbiettività la fortuna di cui può godere, scambiata da molti studenti come semplice routine, se non come un sacrosanto diritto.

scuola.jpgPer chi ha a disposizione quattro settimane di ferie all'anno, (come la maggiorparte dei lavoratori), pensare a tre mesi di vacanza, è uno di quei sogni che con gli anni si sarebbe imparato ad usare in maniera più fruttuosa, che non gironzolando per la città, ed annoiandosi a morte di fronte a quattro compitini da consegnare a settembre.

E, come dicevo, comprendo gli studenti che non hanno elementi per valutare a loro fortuna, ma continuo ancora oggi a non comprendere gli insegnanti, che obbiettivamente svolgono un lavoro di basso impegno professionale, pur rivestendo un ruolo di grande importanza sociale.

Ma se vogliamo dire che insegnare per quattro ore al giorno, correggere qualche compito nelle ore buche, ed avere periodi di vacanza corrispondenti a quelli degli studenti, costituisca una professione impegnativa e stressante, che meriterebbe maggiori privilegi ed attenzioni, ho l'impressione che nemmeno certi insegnanti abbiano gli elementi necessari per valutare la loro fortuna.

Il ritornello che ho ascoltato per tutto il periodo scolastico da molti professori, è stato pur sempre una lamentela nauseante, intervallata da frequenti quanto incomprensibili periodi di sciopero, per qualsiasi riforma o combiamento potesse mai toccare la loro categoria. Lo spettro dei compiti da correggere a casa, e gli esami di fine anno da seguire per alcuni docenti, hanno sempre costituito una scusa ingigantita ad arte, di fronte agli studenti che coraggiosamente facevano notare la leggerezza del lavoro di insegnante, e le lunghe ferie a loro disposizione.

Andando poi a mettere il dito sulla pausa estiva, e facendo notare che non si sono mai viste manifestazione di sorta in questo lungo periodo, per far sentire la propria voce e rivendicare i propri diritti, mettevamo in luce il nostro spirito critico, e l'ipocrisia del corpo docenti.

Sono convinto non siano sempre necessarie le nuove riforme della scuola, ma un piccolo esame di coscienza da parte degli insegnanti, alle volte non guasterebbe.

 
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