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Fiat all'estero e cassa integrazione a Torino Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 24 novembre 2008

Sono dell'idea che non bisogna sputare nel piatto in cui si mangia. Ne sono persuaso sia dal senso metaforico, che da quello letterario. Non è bello, e non conviene.

E non dico questo per me stesso, visto che non ho nulla a che fare con la Fiat, sia per il lavoro che svolgo, che per l'auto che guido. Lo dico alla Fiat stessa, ed alla politica adottata dall'azienda Torinese in questi ultimi anni.

Avevo sollevato a suo tempo le mie critiche, verso il lancio della nuova cinquecento , che in un clima di sovraeccitamento collettivo, (stimolato dall'abile lavoro dei media), aveva incantato gran parte della città, sul lancio del nuovo modello, quasi che per Torino, ci fosse davvero qualcosa di cui andar fieri.

Ma in quel periodo, (che risale a più di un anno fa), non si pensava ancora ad un crollo dei mercati, ed ancor meno ad una crisi economica forte, come quella che stiamo attraversando in questo momento. E non si trova sicuramente l'azienda Torinese, nella ricetta per venir fuori da questa crisi, che a ben guardare trova nella Fiat stessa, molte cause e poche soluzioni.

A Torino la Fiat non esiste quasi più. I pochi stabilimenti ancora attivi nell'area Torinese, hanno in programma cassa integrazione e mobilità per un gran numero di dipendenti di ogni fascia di età, che coinvolgerà migliaia di persone fino alla primavera del 2009, senza prospettive migliori per tutto il resto dell'anno. Il termine "assunzione" nel settore automobilistico Torinese, non è più utilizzato da diversi anni, sostituito con una naturalezza disarmante, da parole come "cooperativa", "interinale" e "tempo determinato".

Non sto qui a ricordare l'inutile lavoro svolto dai sindacati, ormai tutt'altro che influenti in qualsiasi lotta per i diritti dei lavoratori, e più propensi a spillare soldi dalle buste paga degli operai, che non hanno fornito una specifica comunicazione scritta, sulla loro volontà di non aderire al sindacato.

logo_punto.gif E' giusto ricordare che la Fiat non sta chiudendo, e che i reparti dell'azienda all'estero, producono macchine e pezzi di ricambio, che verranno venduti sul territorio nazionale, sbandierando ai quattro venti quanto orgoglio ci sia nel made in Italy.

Sembra quasi che la città di Torino, non abbia alcun merito nella storia e nei traguardi del gruppo, che oggi può vantare la sua presenza in un mercato mondiale, a cui è giunto grazie all'operosità ed alla preparazione tecnica di operai ed indotto, su cui il gruppo ha poggiato i presupposti di ogni scelta, e di ogni passo successivo.

Ricordando poi che proprio la Fiat, ha scaricato sulla città di Torino, problemi e conseguenze delle politiche di assunzione di massa, adottate negli anni del boom economico, quando produrre ed acquistare Fiat, erano sinonimi largamente diffusi, ed il matrimonio tra l'azienda e la città, pareva indissolubile.

Ad oggi, quello che vuole essere presentato unicamente come un momento di crisi, è invece un palese tradimento della storia, e di tutto ciò che ha legato l'industria alla città. Il pensiero e le risorse che l'azienda riserva a chi le ha dato i Natali, si limitano allo sfruttamento del mercato, (con i numerosi punti vendita in Torino), e mobilità o cassa integrazione per i dipendenti dell'area Torinese, a cui sono preferiti i colleghi Polacchi e Romeni, per i quali la produzione non manca.

Produzione molto utile in questo momento di forte crisi, in cui si sarebbe dovuto pensare di trasferire le linee nuovamente in patria, per alimentare e sostenere il mercato del lavoro, e dare un pò di brio a situazioni lavorative sempre più carenti e precarie. Ma tutto questo, come ben sappiamo non è avvenuto, e le previsioni per i prossimi mesi, ci suggeriscono che di certo non avverrà, in quanto le attenzioni e le speranze dell'azienda nel prossimo futuro, saranno tutte indirizzate al Sud America.

Ricordatevi di questo, la prossima volta che avrete necessità di cambiare auto.

 

Commenti 

 
0 #3 Rubèn Palermo 2009-08-02 01:12 Cristiano Ratazzi è il presidente di FIAT Argentina.
FIAT Argentina è rovinata ei lavoratori sono fatti fuori.

La politica commerciale della FIAT Argentina è propria quella degli anni 60, ovvero, è rimasta nel tempo.

Cristiano Ratazzi non solo fa vita di un re ma è in stretto rapporto con i settori neoliberaliche intendono di dare un colpo di Stato in Argentina come già l'hanno fatto i militari.
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+2 #2 lui la plume 2009-01-29 22:15 Le vetture fiat sinceramente …
ma per aiutare il mio prossimo mi sarei adattato, casualmente il venditore mi disse che la vettura era prodotta in … con una scusa rimandai l'acquisto … e mi sentii libero di scegliere …

La vettura puntata fu' la toyota prius 24.500 euro, la sera consultavo le scartoffie poi ho provato a leggere in internet qualcosa.

Nel sito americano vedo la mia prius in vendita a 21.500 DOLLARI che al cambio
erano 14.000 euro.

Ovviamente ho cercato di capire:
le diversita' meccaniche tra i due modelli hanno un costo di 300 euro, per il resto la vettura e' la stessa.

Il resto e' il costo della burocrazia.

Ho fatto qualche piccola riparazione (ritardata in vista della sostituzione desiderata) alla mia vettura.

Poche ore fa' ho appreso che il governo intende aiutare l'industria automobilistica con uno sconto di 1.500 euro, bene

ma teniamo presente che prima di acquistare una qualsiasi vettura controllero' a quale cifra la stessa vettura viene venduta negli Stati Uniti.
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0 #1 Forklift 2008-11-24 09:57 Da quando si è deciso di applicare i contratti interinali si è lentamente andati incontro a questa recessione. L'esercito dei precari è sempre più numeroso e il loro potere d'acquisto è nullo. Cosa produciamo se poi nessuno o pochi comprano?
Ciao
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