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| Boicottare Beijing 2008 - La memoria lo impone |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| venerdì 28 marzo 2008 | |
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Alcuni potrebbero obbiettare il successo di alcuni uomini di colore, in certe discipline, ma a me pare una magra consolazione, se paragonato al contesto storico e politico che faceva da contorno alla manifestazione. Certo, del senno di poi son piene le fosse. Ma i nazisti, a differenza del regime cinese moderno, potevano usare a loro favore, la scarsa informazione riservata alle masse, l'assoluta mancanza di una crescita culturale condivisa al riguardo dell'inviolabilità dei diritti umani, e sopratutto, dell'assoluta mancanza di valide alternative politiche, capaci di contrastare ideologicamente e militarmente, la potenza e l'arroganza del nazismo. Gli Stati Uniti, come vedremo negli anni successivi, interverranno nei conflitti del mondo solo in vista di nuovi interessi economici, o in difesa degli stessi. Non voglio con questo paragonare la Cina di oggi alla Germania di allora. Non posso però evitare di constatare che, oggi come allora, ci troviamo di fronte ad un regime in piena regola, pronto a calpestare i diritti umani in ogni occasione si ritenga necessario. Le poche immagini e le scarse informazioni giunte dal Tibet, non lasciano scampo ad interpretazioni alternative. A quale livello sia giunta la violazione dei diritti umani in Tibet, così come sul territorio cinese, per il momento non è un dato disponibile al grande pubblico. Avrebbe però importanza un più o un meno? Boicottare le olimpiadi cinesi di quest'anno non è solo un dovere politico, ma un dovere morale che si impone alle società occidentali che hanno compiuto un percorso lungo 60 anni, che ha portato ad una condanna definitiva del nazismo, e dei regimi dittatoriali. Se fossero sufficienti gli interessi economici, per ignorare questo lungo percorso, sarebbe come orinare sulle milioni di tombe, che ogni anno commemoriamo con sentite cerimonie, intimandoci un ipocrita "Mai più!". |
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Sono convinto che oggi, al pensiero di boicottare le olimpiadi tedesche del 1938, non si solleverebbe alcuna obiezione negli stati e nei popoli, ma, anzi, sarebbe sentito come un gesto dovuto alla sofferenza di milioni di persone.




