A Torino l’affarismo di una sinistra senza identità

Quando si parla di Torino è difficile non pensare alla sinistra, alle manifestazioni sindacali, alla Fiat con annessi e connessi di una realtà produttiva che ha fortemente segnato territorio e cultura cittadina. Ma ora la resa dei conti tocca alle amministrazioni comunali, che da oltre un ventennio sono in mano alla sinistra i cui esponenti oggi vengono imputati per quell’affarismo politico che molti ancora credono appartenere solo alla parte politica opposta.

D’altro canto questo punto di vista non è molto differente da quella convinzione comune a molti Torinesi/Piemontesi, che li porta a considerare l’atteggiamento sobrio ed austero tipicamente sabaudo, come una garanzia al buon funzionamento della cosa pubblica e delle istituzioni in genere.

Fassino_ChiamparinoQuesta indagine pur colpendo iniziative, progetti, manifestazioni ed appalti comunali, non credo riuscirà a far cambiare idea a quanti credono ci sia ancora differenza tra le parti politiche, che destra e sinistra abbiano ancora significato, se non quello di garantire un numero doppio di poltrone a chi in realtà svolge una politica comune di interessi privati sulle spalle dei contribuenti.

Sarà difficile che qualcosa cambi, che la parte politica interessata accusi il colpo e faccia le valigie per volere di un elettorato attento e severo, capace di punire chi tradisce la missione intrapresa. Sarà difficile se neppure l’alleanza di governo con il cattivissimo B. è riuscita a scatenare gli animi degli elettori di sinistra dopo vent’anni di accuse di ogni genere, che hanno dipinto l’ormai “compagno” B. come l’origine di ogni male, di ogni deviazione, di ogni sotterfugio.

Difficile che qualcosa cambi davvero, potranno esserci indagini, processi e condanne, ma finché l’elettorato continuerà a difendere i propri politici come fossero mogli adultere da ravvedere, a poco servirà sbarazzarsi dell’attuale classe dirigente.

La vera differenza tra l’Italia e gli altri paesi europei, è che l’elettorato degli altri paesi europei a fronte di un pasticcio e di una truffa svelata, non esita a punire l’intero partito che puntualmente perde consensi alla successiva tornata elettorale.

Da noi qualunque cosa accada i numeri non cambiano mai. La paura che il proprio partito possa perdere, muove l’elettore a confermare una fiducia inesistente, nella speranza che domani qualcosa cambi. Una sorta di sindrome di Stoccolma politica che colpisce tutti.

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