Pilotati dai media verso il pensiero unico

Ho imparato a non cadere nel tranello dell’ondata emotiva che nasce ogni qual volta un evento particolare o una discussione pubblica induce i cittadini a schierarsi, senza preoccuparsi di formulare un’opinione propria. E’ accaduto puntualmente in questi giorni a ridosso del tentativo di celebrare il funerale di Priebke, il “famigerato” capitano ventenne sul quale si sono riversati tutti i mali di una guerra ormai lontana, catalizzando sul defunto ogni genere di rancore.

Pochissime le voci fuori dal coro, e il mondo politico non ha saputo fare la differenza nemmeno questa volta, cavalcando l’onda emotiva per forzare l’introduzione del reato di negazionismo, come se una legge potesse sostituire l’iter dell’analisi storica, per definizione soggettiva, e dunque in continua revisione. Il revisionismo storiografico è il fulcro attorno cui ruota questa vicenda, quella storia scritta come sempre dai vincitori e difficilmente credibile nella sua interezza, come invece il pensiero unico del mondo d’oggi vorrebbe dare per scontato.

Tv Fuori ondaNon sono qui per sostenere la tesi di chi vorrebbe negare l’Olocausto o le camere a gas, per le quali un’ampio gruppo di testimoni oculari ha pubblicato innumerevoli testi di cui difficilmente si può negare la genuinità. Ma non posso nemmeno sostenere la tesi di chi divide il mondo in buoni e cattivi, rinnegando i naturali rapporti politici ed economici intrattenuti da tutti i paesi del mondo con il terzo Reich, ed il tardivo intervento delle forze alleate per le quali il fattore umanitario non costituiva alcun valore aggiunto all’invasione, a quella che poi verrà chiamata liberazione. Nemmeno il Vaticano è estraneo in questo punto, e sui silenzi giustificati o meno di Pio XII c’è ancora molto da dire, ma mi pare si sia fatta sufficiente chiarezza .

Il vicino di casa di mio nonno era chiamato “il boia”, ed era effettivamente stato il boia dei Partigiani nella zona di Torino sud, chiamato all’occorrenza per fucilare giovani soldati tedeschi spesso suoi coetanei, disponendoli sul mancorrente del ponte sul fiume Sangone in zona Borgo San Pietro, in Moncalieri (To). Raccontava di averli sognati per tutta la vita, e di non aver tenuto conto di quanti fossero stati gli sfortunati passati di fronte a lui. Nessun ordine superiore per giustificare le sue azioni, nessun tentativo di sminuire o aggravare la cosa: era la guerra, e durante la guerra capita di tutto a tutti.

Qui si apre un aspetto più ampio, e in una guerra che ha totalizzato più di 70 milioni di morti tra tutte le nazioni coinvolte, ci si concentra a mio avviso, (ma non solo), con una considerazione spesso smisurata su alcuni di loro, come se il resto del mondo non avesse familiari da piangere o vendicare, vittime della stessa cieca ingiustizia.

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