L’astensionismo non è un problema ma aver fatto politica è già una colpa

A pochi sembra interessare che nell’ultima tornata elettorale per il voto regionale in Emilia Romagna e Calabria, il numero delle persone che non si è presentato alle urne abbia raggiunto una percentuale raccapricciante, una maggioranza assoluta. Il Presidente del Consiglio reputa questo fatto trascurabile, e comunque di secondaria importanza rispetto al risultato percentuale ottenuto con meno del 40% degli aventi diritto, un risultato piccolo piccolo di fronte alle percentuali assolute, ma che è sufficiente a garantire la perpetuazione delle Istituzioni e a rendere valida la votazione.

Da una parte i colpevolisti che puntano il dito su chi è rimasto a casa, dall’altra quell’enorme partito di astenuti che se solo si organizzasse a fini politici potrebbe fare tabula rasa della classe politica attuale dalla sera al mattino, con una maggioranza assoluta che farebbe tremare qualsiasi tavolo di confronto.

astensionismoSi racconta che il voto sia un diritto/dovere, ma a quanto pare i cittadini non sanno che farsene di un diritto che non ha alcuna ripercussione sulla realtà quotidiana. Persino in queste elezioni nate dall’inquisizione dei precedenti governatori a causa dei soliti giochi per spartire denaro pubblico, non sono riuscite a smuovere una classe politica che avrebbe dovuto per lo meno fingere di rendersi conto della gravità della situazione.

La crescita dell’astensionismo pare direttamente proporzionale alla presa di coscienza sul seguente punto: “le elezioni non hanno cambiato nulla fino ad oggi e questa volta non sarà certo differente”. Siamo un paese che ha votato per cambiare la classe politica (vedi ’94), per ritrovarsi infine non solo con gli stessi problemi di prima, ma aggravati.

Specularmente bisogna dire a chi ancora va a votare che con un astensionismo da record come quello che abbiamo osservato dovrebbe essere più semplice cambiare le cose con una concorrenza minore: se credono davvero che attraverso il voto si possano cambiare le cose, che vadano a votare e che cambino questo paese fregandosene di chi non si reca alle urne. O forse il re è nudo, e anche chi a votare ci va ancora in fondo lo sa ma preferisce mentire a se stesso?

Far politica ed essere un politico è diventato spregevole agli occhi dei cittadini che non domandano più nulla alla politica, e considerano coloro che hanno un trascorso politico alla pari di furfanti senza nemmeno verificare il curriculum professionale dell’interessato. Essere uomini politici ed aver frequentato le Istituzioni sta diventando il peggior biglietto da visita che una persona possa presentare, una macchia che volente o meno nasconde frequentazioni discutibili, suggerisce la vicinanza al malaffare invitando l’uomo comune alla diffidenza. Chi ancora non si è accorto di questo probabilmente sta ricoprendo una carica politica.

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