Expo Milano 2015, nutrire le ‘ndrine, energia per la malavita

Che a poco più di un mese dal suo inizio, di Expo 2015 non si parli per nulla, non è una casualità e tanto meno una dimenticanza, ma la saggia strategia comunicativa di chi conosce bene gli umori dei cittadini sull’argomento.

Se molto si è detto e ancora di più si è sperato per questo evento, la conclusione ha portato tutti noi, passo dopo passo, a veder materializzate le paure di chi a suo tempo avvertiva dei rischi di infiltrazione mafiosa, dei rischi di gestione allegra degli appalti, e ironia della sorte, persino di quelli che prevedevano l’impossibilità di portare a termine in tempo utile una mole di lavoro edilizio davvero imponente.

Frutta marciaCome sempre costoro, definiti pessimisti, catastrofisti, e liquidati con certezze certificate da serissime promesse politiche, si ritrovano oggi a non poter nemmeno cantare vittoria, coscienti del danno enorme che questa manifestazione ha arrecato alle casse dello Stato, e alla reputazione di una regione e di una città conosciute in tutto il mondo, ed oggi associate a realtà di mafia, e politica piegata agli interessi mafiosi.

Nonostante il tema possa essere interessante ed utile ai nostri giorni, e che la qualità del cibo sia un argomento utile al futuro, ci ritroviamo nostro malgrado a portare nel mondo il tema principale nel nostro Paese, senza nemmeno averlo scelto. Portare agli occhi del mondo le dinamiche attraverso le quali la malavita si appropria di appalti e lavori pubblici, è una cattiva pubblicità per la quale non solo la politica non ha mosso un dito, ma si è resa complice evitando quella maniacale attenzione ai controlli che chiaramente avrebbe rallentato i lavori.

Che sia tardi è chiaro, che tutto sia già accaduto è certificato, che la Mafia si sia nutrita dell’Expo è un dato di fatto di fronte al quale ci si dovrebbe fermare, coscienti del puzzo che infesta le strutture e dell’errore classico del far finta di nulla, del voler andare avanti comunque, del voler dissociare il discorso mafioso degli appalti e della politica dalla manifestazione vera e propria. Ma non è così, la manifestazione è corrotta dalle fondamenta e partecipare alla manifestazione, investirci denaro, acquistarne i biglietti, significa giustificare il malaffare, sostenerlo e dargli modo di perpetuarsi, perché, tutto sommato, anche alla luce della mafia la manifestazione ha funzionato.

Sarebbe opportuno dare un segno in direzione opposta, rendere le manifestazioni corrotte dal sistema mafioso inutili all’economia reale, perché disertate da espositori attenti e sensibili, e da un pubblico cosciente di ciò a cui sta per partecipare, e dunque motivato a non voler rendere appetibile a politici e amministratori di varia specie il rischio mafioso, che se smascherato renderebbe sterile qualsiasi iniziativa.

Credo sia un passo dovuto, offrire un motivo per cui vigilare sugli appalti, per cui non cedere alla corruzione e ai favoritismi, quando nemmeno la galera e la reputazione personale costituiscono un efficace deterrente. Non partecipo ad Expo 2015 perché c’è la mafia. Punto.

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