Caro Augias, il libro è mio e lo brucio quando mi pare

Grande polemica in questi giorni al riguardo di una foto pubblicata sul web in risposta ad una critica avanzata da Corrado Augias al Movimento 5 stelle, e subito utilizzata politicamente quasi fosse il fatto più rilevante della settimana.

Andando oltre il grossolano paragone con incendi di intere biblioteche passate tristemente alla storia, (ma che a differenza di oggi avvennero nella pubblica piazza per mano di uomini in divisa), si è tentato con ogni mezzo di riferire l’azione di un singolo cittadino avvenuta tra le mura della propria abitazione come un gesto politico imputabile ad un intero movimento, o meglio al movimento di opposizione che più sta preoccupando le forze parlamentari non più abituate a vere opposizioni.

libro-augias-bruciatoPersino Beppe Grillo sulla scia di un attacco mediatico compatto ha ceduto e preso le distanze dal singolo gesto, quasi che quel gesto rappresentasse qualcosa di più del gettare nell’immondizia un oggetto. Spenta la polemica e riaccesa la mente, ci si accorgerà subito dell’inconsistenza della cosa e allo stesso tempo della capacità dei media di cogliere l’attimo fino a giungere e a far giungere tutti al ridicolo. Lo stesso Augias nel corso di una intervista dichiara: «Ho detto che questi ragazzi sono dei fascisti inconsapevoli: credono di fare cose nuove e non si rendono conto di mimare inconsapevolmente cose che sono già accadute negli anni Trenta».

No caro Augias, quella degli anni trenta era una situazione politica che forse nemmeno lei ha compreso bene, e durante la quale oltre a bruciare i libri scomodi nella pubblica piazza svuotando le biblioteche, gli autori venivano arrestati e mandati a morire nei lager. Oggi siamo di fronte ad una persona che dopo aver ascoltato Augias si è alzato dalla poltrona, è andato nella sua biblioteca privata, ha prelevato 1 libro e lo ha gettato nel fuoco. E se permette avendolo pagato di tasca propria, di quel libro può farne ciò che vuole, persino bruciarlo.

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