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Saviano racconta San Gennaro, la Chiesa lo celebra Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
Martedì 21 Settembre 2010 14:23

Ero convinto che San Gennaro fosse iscritto nel registro dei Santi DOC, alla luce della devozione dei Napoletani e del mistero sull'ampolla gelosamente custodita e protetta dalla Curia Napoletana, che provvede ogni anno a mostrarne il prodigio al mondo intero. 
Ho appreso invece che San Gennaro è stato degradato al rango di "Santo locale", dalle parole di Roberto Saviano pubblicate su "La Repubblica" il 19 Settembre 2010, in occasione del ripetersi del miracolo dell'ampolla che dovrebbe contenere il sangue del Martire. 
Stupisce la ricostruzione di Saviano, che pur tentando di trasmettere al lettore lo "spirito Napoletano", si ritrova a mostrare uno dei numerosi aspetti particolari della Chiesa Cattolica. Anche se ci si potrebbe sbizzarrire sulla veridicità o meno del miracolo, ciò che dovrebbe mettere in allerta lo Spirito Missionario della Chiesa, è il riscontro che la venerazione del Santo mostra nella società.
sangennaroSe la Verità ci renderà liberi, un Santo ci renderà uniti. Ma allora cosa bisogna dire di un Santo che divide? Di un Santo venerato dentro le mura di una sola città, a cui chiedere qualsiasi cosa, lecita o illecita, che concede le sue grazie solo ai Napoletani, e che a ben vedere non gli importa un granchè del resto del mondo?
Se il folclore e una pur sentita devozione intaccano la Verità, essere accomodanti verso la celebrazione di quella Verità porta con se volontà di potenza, storica antagonista della volontà di Verità. Quando si parla di san Gennaro ed in generale di tutti gli aspetti miracolosi della Fede, non bisogna solo chiedersi se sia vero attraverso l'analisi scientifica, ma analizzando anzitutto gli insegnamenti che quella devozione trasmette al popolo, intesi come l'arricchimento culturale e morale di un insieme di individui.
Quando le radicate convinzioni di un popolo tendono a distorcere la Verità, ecco che dovremmo trovare una Chiesa Viva, apertamente e coraggiosamente schierata, testimone di gesta e parole che trovano la loro forza nell'andare contro corrente, anzitutto quando la cultura dominante è avversa all'affermazione della Verità stessa. Questo insegnano tutti i Martiri Cristiani.
E' singolare che l'Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe inviti i Napoletani ad "un serio esame di coscienza collettiva nel quale tutti, per la parte di propria competenza, sono chiamati in causa", celebrando il miracolo di un Martire la cui venerazione porta a qualcosa di diverso dalla Fede, lasciando i doveri della Verità ed i rischi del Martirio nelle mani di giovani giornalisti che nello scegliere una professione, vi hanno trovato infine una missione. 
Forse troppi nella Chiesa scegliendo una missione si ritrovano invece a svolgere una professione in cui i Fedeli diventano pubblico, e la devozione anche se distorta, rappresenta un legame in forza del quale si possono chiudere gli occhi di fronte a tutto, invitando al solito, sterile, esame di coscienza.
 

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