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Un abuso di scatti - Il dramma della fotografia digitale Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
Venerdì 03 Settembre 2010 14:54

Quante fotografie avete portato a casa dalle vostre vacanze estive? Volendo rientrare nella media dovreste aver scattato per lo meno 300 fotografie, ma non sono pochi quelli che arrivano a 400 se non a 500 scatti. Quando si andava in ferie con il rullino in tasca, la media delle fotografie scattate nel periodo estivo era di 24 pose, che salivano a 36 o 48 per gli appassionati. La fotografia digitale ha davvero rivoluzionato il nostro rapporto con la macchina fotografica, consentendoci di scattare senza limiti, senza rimpianti, senza il pensiero di quanto sia costoso lo sviluppo e la stampa.
Ma questa grande libertà di agire non ha portato un incremento proporzionale di fotografi provetti, in quanto non si è diffusa di pari passo alla tecnologia la volontà di apprendere almeno i principi base della fotografia. Gran parte delle immagini digitali, somiglia più ad un insieme di occhiate grossolane che ad un insieme di fotografie. Si nota palesemente il tentativo di ritrarre ciò che i sensi percepiscono, e non ciò che gli occhi vedono. Non è raro sentirsi dire di fronte ad un'immagine insignificante, che in quel momento c'era tanta musica, tante persone, forti odori ed un gran caldo, anche se nulla di tutto questo risulta percepibile attraverso quell'immagine.
nikon-coolpix-s51cIn molti album digitali è chiaro fin dalla prima occhiata che la metà degli scatti non hanno alcun senso, alcun significato, non trasmettono nulla a chi osserva, e non di rado mettono in difficoltà il proprietario nel risalire all'origine ed al motivo di quell'immagine. L'abitudine a scattare genera mostruosità che faticano a trovare un senso persino per il proprietario.
Quando in un paio di settimane al mare si è riusciti a scattare numerose immagini di soggetti che si abbracciano, qualunque sia lo sfondo a questo abbraccio, non potrà certo distinguerlo dall'abbraccio precedente o dal successivo. La ritualità delle pose classiche e la prepotente introduzione dell'autoscatto, offrono un risultato ripetitivo e mortalmente noioso.
Eppure basterebbe così poco per ottenere un'immagine che offra all'osservatore quell'insieme armonioso di elementi, inquadrati attentamente per essere ritratti. Non mi sembra di pretendere troppo da chi ha speso qualche centinaio di euro in una macchinetta digitale, per scoprire infine che quella da sola non basta per ottenere uno scatto diverso. Peccato che questo non spinga i provetti fotografi al livello successivo della conoscenza, ma che si accontentino di consegnare al caso ed alle probabilità, l'occasione di ottenere qualche bella foto.
Siamo di fronte al più colossale spreco di tempo e di denaro che la storia dell'uomo abbia mai affrontato; migliaia di macchine, migliaia foto, migliaia di abbracci, migliaia i panorami, migliaia di sorrisi che nessuno guarderà mai, che nessuno ricorderà mai, che non si avrà neppure memoria di ospitarli nel proprio archivio. Immagini inesistenti che rendono la fotografia digitale drammatica nella sua natura "usa e getta", così lontana dalla natura della fotografia che tutti in fondo vorremmo ottenere.
 

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