| Il vulcano nemico del progresso |
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| Varie |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Martedì 20 Aprile 2010 14:08 |
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Il blocco aereo causato dal vulcano Eyjafjallajökull che sta eruttando in Islanda, ha rimesso in moto altri mezzi di locomozione che a causa dei voli aerei non vengono utilizzati da chi deve affrontare un lungo viaggio. Pare che nei primi giorni del blocco aereo, trovare un bus con posti liberi destinazione nord Italia fosse una cosa impossibile. Ma non c'è motivo di stupirsi, non c'è nulla di strano in questo. Anche le stazioni ferroviarie sono state prese d'assalto, ed accaparrarsi un posto in treno non sarebbe stata certo un'impresa semplice. I Romeni sono gli unici a non aver risentito del problema, loro che del viaggio in autobus hanno fatto una bandiera, preferendolo all'aereo, ancora troppo costoso per chi si dirige all'estero in cerca di lavoro. Oltre ai Romeni, tutto il resto d'Europa ha risentito dell'eruzione, con danni economici alle compagnie aeree, (che per qualche giorno hanno dovuto tenere la flotta a terra), ed ai passeggeri bloccati chissà dove per un tempo indefinito. Pensando al mezzo di trasporto preferito per i lunghi tragitti, al mezzo che trasforma la globalizzazione in realtà, fa riflettere la fragilità che si nasconde dietro al bisonte alato simbolo dell'era moderna. Il nostro mondo è globalizzato anzitutto dai media e dalle informazioni che scorrazzano velocemente per il pianeta, ma questo non basta a determinare i presupposti di una globalizzazione, che nella sua idea dovrebbe consentire a tutti i cittadini e a tutte le merci del pianeta, di essere destinati ovunque, e di giungervi in tempi accettabili.Che l'aereo ed il motore a reazione siano alla base della possibilità che questo avvenga, da un lato gratifica per le enormi possibilità che comporta, ma dall'altra stupisce per quanto drastiche siano le conseguenze nel momento in cui questo mezzo non possa staccarsi da terra. Più che altro il mio stupore è nella mancanza di alternative. Se assistendo ad un blocco dei voli assistessimo anche ad un lento ma ordinato esodo alternativo, ci si potrebbe considerare lungimiranti. Da quanto visto in questi giorni però, l'equazione esatta vede come conseguenza del blocco aereo il caos tra i passeggeri, la ricerca di una alternativa spesso limitata dai chilometri da percorrere, ed una perdita economica non indifferente. Se tutto questo ci fosse di lezione sarebbe persino un bene l'eruzioni di questi giorni. Ma l'abitudine di tracciare soluzioni globali, (per la mobilità come per l'economia), mette il mondo interno di fronte ai problemi che ogni scelta comporta. Sarebbe interessante tracciare un quadro dei danni economici e sociali che verrebbero a crearsi nel caso in cui questa eruzione proseguisse per diversi mesi. Sarebbe interessante capire quali cambiamenti subirebbe la vita delle persone e le economie dei paesi "globalizzati". In poco meno di una settimana, mezzo mondo si è fermato per una semplice eruzione vulcanica; un gigante dai piedi di argilla. |



Pensando al mezzo di trasporto preferito per i lunghi tragitti, al mezzo che trasforma la globalizzazione in realtà, fa riflettere la fragilità che si nasconde dietro al bisonte alato simbolo dell'era moderna. Il nostro mondo è globalizzato anzitutto dai media e dalle informazioni che scorrazzano velocemente per il pianeta, ma questo non basta a determinare i presupposti di una globalizzazione, che nella sua idea dovrebbe consentire a tutti i cittadini e a tutte le merci del pianeta, di essere destinati ovunque, e di giungervi in tempi accettabili.