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Incontro con Gian Carlo Caselli - Una lezione di storia e di attualità Stampa E-mail
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Cultura
Scritto da Maurizio Caudana   
Venerdì 12 Febbraio 2010 00:10

Ho acquistato l'ultimo libro di Gian Carlo Caselli, una settimana prima di veder affisso per le strade della mia città il cartello comunale che segnalava l'evento: Gian Carlo Caselli a Nichelino per una serata di pubblico incontro e dialogo.
L'occasione propizia per vedere finalmente dal vivo, uno dei principali protagonisti della lotta allo stragismo, che ha attraversato il nostro paese prima con le Brigate Rosse, poi con la Mafia e le sue implicazioni fino a giorni nostri.
Caselli è il Procuratore capo della Repubblica di Torino, ed è l'uomo che a metà degli anni settanta, insieme al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha indagato e giudicato l’operato terroristico delle Brigate Rosse, forti e temibili nella Torino e nell’Italia di quegli anni.

Due_guerreIl successo ottenuto dal Pool nel metodo di indagine, e nel cogliere la necessità investigativa dei pentiti, (i primissimi pentiti erano brigatisti), come chiave di volta per poter accedere al cuore di un'organizzazione chiusa e gerarchica come le Br, e come si scoprirà qualche anno più tardi, della Mafia stessa, grazie al lavoro di Falcone e Borsellino che ha dato vita al Maxy Processo.
Organizzazione talmente segreta da "permetterci solo di girargli intorno, senza mai riuscire ad entrate nel cuore dell'organizzazione, per smantellarla dall'interno". Come si è riusciti a smantellarla in seguito grazie appunto ai brigatisti pentiti, ed alle preziose informazioni fornite con precisione sconcertante, tanto da far confessare insospettabili affiliati brigatisti, denudati dalla precisione delle informazioni alla base delle domande degli inquirenti.
Il successo nella lotta alle Brigate Rosse, porta il Generale Dalla Chiesa a Palermo, nelle vesti di Procuratore generale Antimafia, andando incontro alla sorte che tutti ben conosciamo. Dieci anni dopo, al seguito della morte di Falcone e Borsellino, è lo stesso Caselli a voler essere trasferito a Palermo nelle vesti di Procuratore Generale Antimafia.
L'omicidio del Generale Dalla Chiesa prima, di Falcone e Borsellino poi, e l’arresto di Totò Riina, favoriscono un periodo di successi all'antimafia Siciliana, che invece di terminare in un evento politico e giudiziario che sarebbe passato alla storia, termina con il titolo dell'ultimo libro di Caselli: “Le due guerre - Perchè l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia”.
Sulla base di questo argomento si è svolto l'incontro, ed il quadro dettagliato offerto dal Procuratore Caselli, ha permesso di portare alla luce una realtà accertata, e scioccante: fino a quando si indaga su omicidi e stragi, và tutto bene, ma dal momento in cui le indagini seguono piste che portano a nomi eccellenti, tutto si blocca, tutto diventa difficile, fino a ritrovarsi isolati e soli, come accaduto a Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino.
Fino ad essere disprezzati con l'accusa di essere Toghe rosse, di praticare un giustizialismo mirato, di essere persecutori di persone per bene, che ha portato Caselli a porre una domanda a noi del pubblico: “Se svolgendo un'indagine, un procuratore và ad imbattersi in nomi eccellenti, cosa deve fare? Lasciar perdere, o proseguire con le indagini?” Proseguire ovviamente, lo capirebbe anche un bambino.

Anzichè favorire l'accertamento della verità, questi signori accusano e delegittimano la macchina della Giustizia ed i suoi operatori, quasi fosse una cosa strana che un Procuratore indaghi, che un Giudice Giudichi, e che un cittadino colpevole di fronte alla Legge risponda delle sue azioni, chiunque esso sia.
 

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