logo_Mole

Home Archivio notizie Cultura Il ricambio generazionale a cui nessuno è pronto
Il ricambio generazionale a cui nessuno è pronto Stampa E-mail
( 3 Votes )
Cultura
Scritto da Maurizio Caudana   
Mercoledì 19 Maggio 2010 12:36

Per fortuna ad un certo momento giungerà la morte, e a quella nessuno potrà sfuggire anche se i più sarcastici, (pensando ad Andreotti), si sentono legittimati a sollevare dubbi anche su questo punto.
A molti la mancanza di un ricambio generazionale pare un male dei nostri giorni, ma a ben vedere è una consuetudine storica nel nostro paese. La storia della penisola mostra come una consuetudine l'incarico a vita nelle amministrazioni, nei governi, al comando degli eserciti.
Una delle cause che portò alla morte migliaia di giovani soldati durante la prima guerra mondiale, fu l'eta dei generali a capo dell'esercito del Regno d'Italia. Persone cresciute ed educate secondo le antiche regole della guerra "corpo a corpo" apprese quasi mezzo secolo prima, si trovarono catapultati nel mezzo di una guerra moderna, nella quale le baionette e gli assalti alle trincee si contrapposero ai mitragliatori ed alle bombe, in un clima di follia che spesso si radicò nelle menti dei giovani soldati Italiani.
L'aereo e il mulo, la baionetta e il mitragliatore, la trincea e i mezzi corazzati: contrapposizioni assurde causa di migliaia di morti che si sarebbero potuti evitare, e che solo menti anziane e restie a modernizzarsi poterono accettare e sostenere a qualsiasi costo, così come la storia ci ha mostrato.
Scarpe-chiodoDopo secoli di monarchie, domini ed imperi, e con soli 60 anni di Repubblica Democratica, non si poteva pensare che gli Italiani avessero scordato quello che la storia ha impresso nella cultura e nelle aspettative ad essa connesse.
La consuetudine a delegare il potere e le responsabilità nelle mani di altri, più capaci, disponibili e degni, non è solo il segno della scarsa volontà partecipativa degli Italiani, ma è anzitutto conseguenza di una cultura ereditata inconsciamente, che con molta probabilità trasmetteremo ai nostri figli.
Significativo il termine "delfino", associato al nome del promesso successore di tale personaggio politico; termine che presuppone uno stretto legame tra la vecchia generazione e la nuova, alla quale viene concessa la successione al potere dopo aver ereditato metodi, intenzioni ed alleanze della vecchia guardia.
Sono innumerevoli i "delfini" nella politica dei nostri giorni, persone che ricoprono cariche e posizioni di rilievo grazie al sostegno ed alla "benedizione" ricevuta dal loro predecessore. Per fare solo alcuni nomi illustri, basti pensare a Togliatti e il Presidente Napolitano, a Craxi e Berlusconi, ad Almirante e Gianfranco Fini parlando di uomini politici, ma senza dimenticare i "Baroni" a capo delle università, e facendoci infine rientrare tutte quelle professioni e quella attività nate grazie all'appoggio ed al favore di qualcuno, noto anche come nepotismo.
Questa consuetudine radicata nella cultura, ha infettato e deformato il senso sano e leale della sfida, necessario alla sopravvivenza di una Democrazia in ogni suo ambito, dalla politica alle Forze Armate, dalla scuola al lavoro, che il mondo politico con il sostegno della cultura popolare, ha evitato di considerare come tematica fondamentale da affrontare per il benessere dello Stato e della stessa Democrazia.
Ripristinare il senso della sfida ed il riconoscimento dei meriti all'interno della società civile, significa mettere in moto un processo perenne di ricerca e formazione dei cittadini, senza dimenticare di imporre un limite temporale al rivestimento delle cariche pubbliche.
Un processo tutto sommato semplice, che si riassume in poche norme da applicare senza sconti, ma contrastate dal persistere di certe abitudini, rafforzate da interessi personali di fronte ai quali l'onestà di molti, e la Democrazia di tutti, purtroppo vacillano.
 

Chi è online

 4 visitatori online