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La lotta alla corruzione è un'impresa personale Stampa E-mail
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Cultura
Scritto da Maurizio Caudana   
Martedì 23 Febbraio 2010 15:00

"Fatta la legge, trovato l'inganno"; non per niente è il proverbio Italiano più conosciuto al mondo.
Rappresenta non solo la cultura popolare, ma la propensione alla disonestà, e quell'assoluto disprezzo per le regole che tanto caratterizza il nostro paese, nella società civile come nella politica.
Mi sono ricreduto in questi giorni al riguardo dell'intelligenza di Montezemolo, che pur avendo dimostrato nella sua vita un acuto senso per gli affari, dimostra di non essere altrettanto ferrato nelle soluzioni ai problemi di ordine morale.
La "Lotta alla corruzione" che viene sbandierata in questi giorni a mezzo stampa, viene presentata come una guerra tra due fazioni, come la lotta contro un qualcosa che genera corruzione, che induce le persone ad atteggiamenti strazianti, dove "ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come può, e dunque anche attraverso la corruttela".
L'onestà secondo Montezemolo, passa da "riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato", e quindi da altre leggi, alle quali seguiranno altri inganni.
ElmettoSe non avete mai prestato la vostra opera ad enti statali, o partecipato a gare per appalti pubblici, di sicuro non avete presente quanti e quali fogli, documenti, certificazioni e dichiarazioni debba presentare un'azienda, per dimostrare di avere le caratteristiche di onestà, trasparenza, e correttezza economico/sociale, idonee per servire lo Stato.
Lodevole che lo Stato pretenda di essere servito da aziende sane e degne, ma intenti di questo genere causano preoccupazione solo alle persone e alle aziende oneste, non certo a chi della disonestà ha fatto uno stile di vita. Per questi ultimi aggirare una o dieci leggi, presentare uno o dieci fogli, non costituisce alcuna differenza.
Per l'azienda sana ed onesta invece, (che pensa al lavoro e non certo alle truffe), queste scartoffie per quanto legittime e lodevoli, costituiscono lavoro in più e costi in più, che infine non valgono la certezza di escludere i disonesti dall'affare, ma che per assurdo demotivano gli onesti.
La lotta alla corruzione è un compito sociale al quale nessun individuo può sottrarsi, se non schierandosi tra le fila dei disonesti.
E' fondamentale la necessità di tornare ad un esame sociale, che sappia valutare e valorizzare la reputazione dei singoli individui, rendendo determinante questo aspetto per accedere o meno a certi ambienti, e per intrattenere relazioni ufficiali più ampie, curando interessi maggiori fin dentro le Istituzioni.
L'importanza della reputazione e dei vantaggi ad essa collegati, non possono essere considerati poca cosa nel panorama di corruzione che soffoca il nostro paese.
L'importanza di trattare come appestati, corrotti e corruttori senza distinzione alcuna, è fondamentale per ricreare quel senso di giustizia sociale e rispetto della cosa pubblica, che meritano i cittadini per bene, i quali non hanno dubbi sull'importanza di scegliere con cura, ed allerta perenne, le persone con le quali intrattenere rapporti di lavoro, di amicizia, di militanza politica.
Nessun Giudice, nessun Tribunale e nessuna Legge potranno essere più efficaci nell'arginare la corruzione, quanto sensibilizzare e premiare il tessuto sociale che ha scelto di schierarsi dalla parte giusta, vivendo nella trasparenza e nella legalità.
 

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