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Non riconoscersi in nulla è Il caos del nostro tempo Stampa E-mail
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Cultura
Scritto da Maurizio Caudana   
Domenica 30 Gennaio 2011 14:21

Giorni addietro Piero Ricca lamentava la scarsa partecipazione del pubblico della rete agli appuntamenti reali, organizzati al fine di contestare i personaggi pubblici nelle loro apparizioni al di fuori del teleschermo. Beppe Grillo sul suo blog, domanda per quale motivo gli Italiani non posseggano un'indole rivoluzionaria? La caduta delle vendite per la carta stampata è cosa affermata per tutte le testate giornalistiche del mondo. Le difficoltà della politica, delle associazioni sindacali e dell'associazionismo in genere sono sotto gli occhi di tutti, riguardano tutti, ed allo stesso tempo paiono non importare a nessuno.
Non importano neppure agli amministratori delle associazioni, che si mostrano indiffrenti allo scarso interesse suscitato dal loro attivismo, scaltramente aggirato con escamotage di basso profilo, sempre più attenti alla convenienza che ai principi. Un'amica mi raccontava con stupore, che la notte di Natale la piccola Chiesa del suo paese era scarsamente affollata, così come l'oratorio di molte altre parrocchie con alle spalle anni di incessante ed appassionata attività. Un amico Salesiano mi ha confermato le difficoltà di oggi nel relazionarsi con persone vistosamente prevenute nei confronti dei religiosi.
Zio_SamNon ho la pretesa di dimostrare alcunchè con questo elenco, non fosse che si è materializzato nell'arco di un solo mese, con una serie di situazioni così distanti tra loro da entrare in relazione solo per un comune problema di indifferenza, a loro dire imputabile agli Italiani.
Il Caos è la "Confusione delle cose", l'impossibilità di dare un senso definito agli eventi, l'incapacità di comprendere ciò che accade a noi e intorno a noi, la mancanza di una direzione certa.
Le colpe imputate a persone indifferenti verso chi ne cerca le attenzioni, dimostrano che chiunque voglia mettersi in relazione con il pubblico Italiano, coinvolgendolo emotivamente, nella migliore delle ipotesi andrà incontro ad un'interesse virtuale, "televisivo", difficilmente concretizzabile in un raduno di individui accomunati dagli intenti.
Le colpe imputate al pubblico, (tra le quali codardia e lassimo culturale), sono in realtà consenguenza del fallimento di chi propone, incapace di carpire le necessità dell'interlocutore offrendo un'alternativa, se non una soluzione a problemi reali.
Le associazioni dei consumatori e le attività culturali riservate ai minori, (sia laiche che religiose), sono le uniche forme associative che vedono un pubblico assiduo, se non crescente. Si può constatare in questo modo che andando incontro alle esigenze delle persone, l'associazionismo incontra il proprio senso di utilità sociale, trovando la ragione di esistere.
Chi con la propria attività associativa offre un servizio, o una reale soluzione ad una esigenza "pubblica", non vive il problema dell'indifferenza delle persone. Agli altri, non resta che un'analisi degli intenti, che con molta probabilità non coincidono con le reali esigenze del pubblico, ma piuttosto con la solita propaganda spacciata per impellente necessità.
Gli Italiani non fanno rivoluzioni, questo è vero, ma posseggono la particolare capacità di far propri i cambiamenti, e di radicarli nella coscienza senza la necessità di imporli con una rivoluzione. A ben vedere mi pare un pregio.
 

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