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La storia infinita di Santoro nella Rai in mano ai partiti Stampa E-mail
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Politica
Scritto da Maurizio Caudana   
Mercoledì 13 Ottobre 2010 12:49

L'apertura della prima puntata della nuova stagione di Annozero, mi aveva già stimolato ad una riflessione non troppo vicina a Santoro, che con il suo monologo iniziale non era riuscito a convincermi delle sue ragioni.
Concordo con Santoro quando basa il suo ragionamento in termini "aziendali", definendo folle un imprenditore che le tentasse tutte per far fuori una delle squadre vincenti dell'azienda, che oltretutto fattura svariati milioni di euro ad ogni puntata. Non fa una piega, e non la farebbe neppure nella realtà se il conduttore non lavorasse per il servizio pubblico, e per una azienda, (la Rai), notoriamente e storicamente nelle mani della politica e dei partiti.
annozero5La mia obiezione al monologo di Santoro consiste in una triste quanto necessaria iniezione di realismo, che a mio avviso dovrebbe aver già preso il sopravvento in una redazione tartassata dalle critiche interne, ma adorata da un pubblico costante e fedele nel seguire la trasmissione.
Una situazione simile era toccata ad Aldo Biscardi con la trasmissione sportiva "Il processo del lunedì", condotto per dieci anni dal famoso giornalista sportivo sul terzo canale Rai, al quale non andava giù di cedere il programma ad altri conduttori per palesi "capricci" della redazione, nonostante il successo del programma e del suo conduttore.
E furono proprio le scelte di Biscardi a far perdere alla Rai una delle sue punte nel panorama sportivo, oltre che i lauti guadagni dei suoi programmi, migrati inizialmente sul satellite Tele+ con il "Processo di Biscardi", per finire tre anni dopo su TMC, (l'odierna La7), dove rimase per altri dieci anni seguito dal suo affezionatissimo pubblico.
Seguendo le vicende di Santoro e del suo bellissimo programma Annozero, non ho potuto evitare il paragone tra la professionalità di Biscardi, e la filosofia sindacalista che attanaglia la mente di Santoro, incapace di valutare se stesso, il suo programma ed il suo pubblico, come una macchina che produce denaro nelle mani di un padrone ottuso e incurante dei profitti.
Ascoltando il suo monologo alla prima puntata della nuova stagione, ho dato ragione a Santoro nel ragionamento "aziendale", ma allo stesso tempo mi sono domandato per quale motivo con un programma così seguito, (ed un pubblico così affezionato), non si siano ancora decisi a trovare un altro datore di lavoro, meno problematico e politicizzato della Rai con i suoi continui quanto ridicoli consigli di amministrazione. Forse una telefonata ad Aldo Biscardi potrebbe tornare utile a tutti.
 

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