| Contestatori di ieri e di oggi - Dagli slogan al posto a sedere |
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| Politica |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Giovedì 09 Settembre 2010 09:29 |
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Sono oggi dei pasciuti sessantenni che tra loro si definiscono "ragazzi", e trattano la generazione sulla soglia dei trent'anni come adolescenti scapestrati che ancora non hanno scelto cosa fare da grandi. Ma quarant'anni fa ognuno di loro era schierato con forza e determinazioni in una filosofia politica nella quale credeva, per la quale si batteva non di rado in modo violento, con manifestazioni, cortei, con "faccia a faccia" che oggi verrebbero definiti da loro stessi "terroristici" ed "antidemocratici". Senza dimenticare le espressioni più violente delle contestazioni, che in molti casi furono sostenute nei loro intenti dalle masse attraverso l'appoggio morale, che permise ai movimenti armati di far sentire la voce di un "padrone", bruto e tirannico come nessun "padrone" di azienda sarebbe mai potuto essere. I loro leader di allora, se non sono morti o in galera, sono gli stessi di oggi, alcuni divenuti Parlamentari, altri Sindacalisti, altri Giornalisti e conduttori tv, tutti scesi a patti ed ammaestrati da quel potere che tanto disprezzavano in gioventù, tutti accomunati dall'essere riusciti a trarre guadagno dallo Stato di Diritto, con risultati in molti casi eccessivamente convenienti. Sono loro quelli del pensionamento con 19 anni di contributi, quelli del "lavoro zero, salario intero", quelli degli scioperi ad oltranza e delle botte ai crumiri che non ritenevano giusto scioperare, quelli delle Brigate Rosse e della delinquenza terroristica, dell'attivismo politico urlato nelle piazze, delle Università occupate e della "Polizia infame". Sono loro quelli del boom economico, del lavoro garantito, del posto fisso e dei diritti da acquisire, della casa per tutti e delle rendite facili, della crescita economica e delle opportunità di lavoro. Una generazione molto fortunata che ha trascorso la gioventù nel periodo più prospero che questo paese abbia mai attraversato, ma che non ha mai voluto ammettere la propria fortuna, prediligendo godere i frutti del presente più che poggiare le basi per un futuro che spetterà a qualcun'altro. Oggi che le persone a cui il futuro appartiene si stanno facendo avanti nella piazze come nella società, l'appoggio che ci si aspetterebbe da questa generazione si trasforma in disapprovazione e contrasto all'azione di protesta, definendola "violenta", "aggressiva", "antidemocratica". Non che questo spaventi o rallenti gli intenti di chi il futuro si appresta a viverlo, ma fa un certo effetto notare con quanta tranquillità stiano a guardare i loro figli vivere nell'incertezza, definendoli violenti contestatori quando tentano di affermare pubblicamente che le cose dovrebbero andare in altro modo. Sono grotteschi a dire la verità, e non si comprende come a Torino, (che ha visto il peggio di questa generazione), si possa affermare che le contestazioni di questi giorni siano qualcosa di inaccettabile, di scandaloso. Credo sia il culmine dell'ipocrisia che infetta una generazione non più giovane, che nei giovani vede solo il pericolo che gli venga sottratto quanto di più caro hanno guadagnato nel corso della loro vita: il potere di decidere. |



I loro leader di allora, se non sono morti o in galera, sono gli stessi di oggi, alcuni divenuti Parlamentari, altri Sindacalisti, altri Giornalisti e conduttori tv, tutti scesi a patti ed ammaestrati da quel potere che tanto disprezzavano in gioventù, tutti accomunati dall'essere riusciti a trarre guadagno dallo Stato di Diritto, con risultati in molti casi eccessivamente convenienti.
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