| Federalismo ed Unità d'Italia non sono in conflitto |
|
|
| Politica |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Lunedì 03 Maggio 2010 10:49 |
|
Se da una parte c'è chi sostiene che il Federalismo renderà più povere le regioni del sud Italia, dall'altra ci si domanda quale uso sia stato fatto dei soldi destinati per più di quarant'anni alla Cassa del Mezzogiorno? Tutta la rabbia leghista ed il malumore della gente del nord, non ha origine in un odio cieco ed immotivato, ma in un'analisi della storia recente di un Paese in cui la parte ricca e produttiva, si sarebbe dovuta accollare i costi dello sviluppo della parte meno abbiente del territorio. Si può affermare che il principio fosse giusto, non che analizzando i fatti, (e quindi a ragion veduta), ci si ritrovi a constatare tutt'altro. Stiamo parlando di finanziamenti per 140 miliardi di euro, con un ritmo di 3,2 miliardi di euro di sostentamento l'anno, dal 1950 al 1992, convertendoli in valuta corrente. Anche se a costo di non pochi malumori, è innegabile che finanziariamente si sia tentato di estendere le opportunità economiche all'intero stivale, che a decenni di distanza continua a non dare cenni di un miglioramento reale e continuativo. La classe politica Italiana ha sempre difeso la Cassa del Mezzogiorno, e gli interessi consolidati dietro questo "pozzo di San Patrizio". Chiunque osasse chiedere conto dello sperpero di denaro, veniva zittito e tacciato di razzismo, cavalcando l'onda della povertà meridionale, e dell'odio del nord nei confronti di un sud dimenticato e "sfortunato". Della Cassa del Mezzogiorno si è finito di discutere con l'arrivo dei finanziamenti Europei, sui quali Luigi DeMagistris, (presidente della commissione di controllo del bilancio dell’Unione Europea), è incaricato di vigilare. Di fronte ad uno sperpero tanto evidente, l'indifferenza verso le conseguenze diventa la cartina di tornasole di una politica e di una cultura, attente a cogliere l'attimo, non certo a costruire il paese. Se cogliere l'attimo ha la priorità su tutto, diventa ovvio che il denaro non serva al miglioramento della situazione meridionale, ma a rimpilzare le tasche dei più "furbi", capaci di cogliere l'attimo meglio dei "fessi". La conoscenza sempre più profonda e diffusa dei problemi e delle mancanze del meridione, ha portato alla formazione di una coscienza civile, che ha compreso quanto il finanziamento e l'assistenzialismo pubblico siano la linfa vitale per i problemi che strozzano il meridione, e per i quali il trascorrere del tempo non pare essere una cura efficace. Se eliminando i finanziamenti si togliessero risorse alla società civile, la discussione sarebbe quanto mai aperta e viva. Ma alla luce dei fatti, è ormai chiaro che ogni investimento dedicato al meridione non giungerà mai ai meridionali, ma ai soliti "furbi" dalle tasche capienti. Persino grandi penne della lotta alla Mafia ed al finanziamento selvaggio come Roberto Saviano, e Luigi Demagistris, hanno compreso quanto i finanziamenti pubblici contribuiscano ad ingigantire il danno in certe parti della penisola. Questi sono i motivi alla base del Federalismo Leghista, che reputa indispensabile alla soluzione dei problemi il coinvolgimento diretto e responsabile degli interessati, e delle amministrazioni pubbliche, che in assenza di una pioggia di denaro dovranno fare i conti con la realtà quotidiana. Leggere poi Calderoli, (con i limiti che la natura gli ha imposto), dichiarare la volontà di disertare i festeggiamenti per l'Unità d'Italia, mostra l'esistenza di correnti scissioniste interne alla Lega, che rappresentano l'ennesimo problema a cui la politica ha pensato di non far caso, trattandolo con disinteressata sufficienza, o sedando gli umori con i privilegi delle regioni autonome. Ma questo non significa che l'unità d'Italia sia in pericolo, significa che l'Italia Unita in cui viviamo è lontana e differente da come l'hanno descritta negli ultimi 60 anni. |



Anche se a costo di non pochi malumori, è innegabile che finanziariamente si sia tentato di estendere le opportunità economiche all'intero stivale, che a decenni di distanza continua a non dare cenni di un miglioramento reale e continuativo.