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Di Pietro, De Luca e l'Italia dei soliti valori Stampa E-mail
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Politica
Scritto da Maurizio Caudana   
Mercoledì 10 Febbraio 2010 11:18
Peccato che anche l'Italia dei Valori, alla fine si sia rivelato il solito movimento, omogeneo al panorama politico che l'Italia conosce fin troppo bene. Lo hanno definito il partito giustizialista, quello con a capo il magistrato che ha fatto tremare l'Italia durante la stagione di Mani pulite.
Personalmente ho una lamentela da fare all'Italia dei valori, e sarebbe infantile oltre che disonesto, non mettere nero su bianco la palese ipocrisia che accompagna il movimento da qualche giorno.
Di_Pietro_AntonioE' saltata subito agli occhi l'incompatibilità della candidatura di Vincenzo De Luca per l'Italia dei valori in Campania, in quanto indagato per truffa, avendo richiesto la Cassaintegrazione per duecento operai, ai quali pare non spettasse.
Un gesto che per molti risulta nobile, anche se un domani dovesse venire riconosciuta dalla legge la colpevolezza di De Luca per questi fatti. Ed ecco che su questo punto preciso tutto si frantuma, dai discorsi sulla legalità, alla necessità di una politica che sappia cogliere le esigenze dell'elettorato, considerandole prioritarie.
Rispetto chi ha stima per Vincenzo De Luca, e rispetto il De Luca stesso, pur non conoscendolo. Ma sta di fatto che oggi sia un indagato, e domani potrebbe diventare un condannato. Un nuovo condannato nelle fila dei poltici Italiani, condannato per reati che alcuni giustificano, e altri sminuiscono. Proprio come la resistenza a pubblico ufficiale, per la quale è stato condannato Maroni, il nostro Ministro degli Interni, citato innumerevoli volte nella lista dei politicamente indesiderabili in quanto condannati. O come il vilipendio alla Bandiera, per il quale è stato condannato Umberto Bossi nel 2001 ad 1 anno e quattro mesi di reclusione, altro vip della suddetta lista.
Allo stesso modo, molti altri politici inclusi in quella lista sono stati sbeffeggiati e portati ad esempio di malapolitica, magari proprio per casi di truffa, o abusi d'ufficio, (a fin di bene?), sulla quale però si è basata gran parte della propaganda dell'Italia dei Valori, che non ha mai abbandonato il fianco di Beppe Grillo, vero portavoce di questa filosofia politica.
Ma ecco che non appena la necessità si affaccia all'orizzonte, fà il suo ingresso il compromesso, ed i principi vengono accantonati per far posto alla real politik partitocratica, tra mille giustificazioni. Questo sta accandendo all'Italia dei Valori in questi giorni. Peccato che il principio non badi al caso specifico, ma agisca appunto per principio.
Così, se il principio e la propaganda di partito vogliono indagati e condannati fuori dalle candidature politiche, mi pare chiaro quanto ovvio che se quello stesso partito un giorno candidasse indagati o condannati, perderebbe di credibilità, e peggio ancora perderebbe la forza di contrastare un sistema politico del quale è diventato parte. La candidatura di De Luca è il suicidio politico di Di Pietro, e dell'Italia dei Valori.
Tornare sui propri passi oggi è ancora possibile, ed abbandonare la Campania, (se l'unica soluzione si chiama Vincenzo De Luca l'indagato), non mi pare solo una scelta, ma una inevitabile necessità. Se Di Pietro si ostinerà nella posizione attuale, significa che tutta la propaganda giustizialista dell'Italia dei Valori, non serviva ad altro che a creare il solito consenso elettorale, tutt'altro che un cambiamento.
 

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