| Il caso Assange e il rapporto annuale di Freedom House |
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| Politica |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Giovedì 09 Dicembre 2010 11:35 |
![]() Forse non stupirà nessuno sapere che nemmeno la più rinomata organizzazione al mondo per il monitoraggio della libertà di espressione (Freedom House), abbia speso una sola parola al riguardo del braccio di ferro tra i governi di mezzo mondo ed un singolo cittadino, colpevole di aver diffuso documenti talmente sensibili da poter essere trafugati e pubblicati da fonti anonime senza troppa fatica. Pensavo che qualche riga fosse dovuta, al fine di segnalare all'opinione pubblica l'interessamento dell'organizzazione al caso che sta occupando giornali e telegiornali, pur riservandosi una comprensibile dose di diffidenza per la complessità della situazione e la straordinarietà dell'evento. Sono invece i soliti casi di violazione della libertà di espressione attuati del governo Cinese ad occupare la home page del sito, insieme ad aggiornamenti sulla situazione Cubana e sudamericana, per le quali siamo abituati ad una critica spietata e costante sull'operato dei governi, e sull'attività della Giustizia nei confronti degli attivisti civili, e della loro influenza sull'opinione pubblica. Sono anch'io tutt'ora diffidente verso Wikileaks, le sue rivelazioni bomba ed il suo fondatore, ma questo non significa che si possa stare a guardare un abuso di potere in stile Sovietico senza battere ciglio, e senza pensare a quanto certe informazioni possano scuotere i Governi, e costare caro a chi le diffonde. Così, da comune cittadino quale sono, vivo il dubbio di osservare una realtà di facciata anche di fronte alla Giustizia dei Governi cosi detti democratici, ed agli osservatori di quella libertà che Governi e Giustizia dovrebbero garantire. Una vera libertà di informazione non tiene conto del segreto di Stato, e di alcuna conseguenza causata dalla diffusione dell'informazione stessa. Sarebbe quanto mai opportuno invece, che i responsabili di una fuga così massiccia di informazioni, venissero rimossi dai loro incarichi e destinati a lavori maggiormente adatti a così scarsi profili professionali. Nel momento in cui un Governo tenta di garantire la propria riservatezza facendo pressioni su chi ha il dovere di divulgare le notizie, significa che quel Paese ha problemi di equilibrio politico, ed uno scarso senso delle Istituzioni. Se pensiamo che tutti i paesi occidentali sono coinvolti in questa faccenda, risultando compatti nel condannare Wikileaks, forse dovremmo dormire sonni meno tranquilli, prima che sia troppo tardi per tutti. Resta la curiosità di vedere come, e se, cambierà la mappa mondiale sulla libertà di informazione redatta da Freedom House, e quanti dei paesi occidentali diverranno giallo canarino, come converrebbe. |




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