| La confidenza degli sconosciuti e l'utilità delle buone maniere |
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| Personale |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Mercoledì 20 Ottobre 2010 16:07 |
Mi hanno insegnato che gli sconosciuti meritano un rispetto formale, di base, che permetta la consolidazione di rapporti umani tra persone civili. Mi hanno anche insegnato essere l'età dell'individuo a stabilire gli obblighi formali verso il prossimo: il saluto, la cortesia, la tolleranza, il rispetto nella sua forma più generica, sono dovuti alle persone anziane, ma in linea generale sono dovuti alle persone di età maggiore rispetto alla nostra, qualunque essa sia. Allo stesso tempo la tolleranza verso le mancanze dei più giovani, rende il processo educativo completo nell'offrire un metodo per entrare a far parte della società, tollerando i modi grossolani ed alle volte sconsiderati delle nuove generazioni, ma pretendendo che questi non divengano la norma. Per quanto il sottoscritto non vada per il sottile nelle discussioni, la necessità di mantenere una certa formalità nell'approccio con gli sconosciuti, risulta determinante per qualsiasi contatto successivo. Pare che oggi queste regole siano considerate valide da un numero di individui in continua diminuzione, e gli episodi di maleducazione si moltiplicano, formando un quadro davvero allarmante. Al di là dei fatti di cronaca, esistono un insieme di situazioni quotidiane che lasciano interdetti, e danno origine a seri interrogativi sull'integrità mentale di alcuni individui, e sulla loro educazione. A partire dagli sconosciuti con un'innata propensione alla confidenza, il cattivo uso del "Lei", sostituito troppo spesso da un precoce "Tu", strappato all'interlocutore senza attendere che sia offerto dal più anziano, come converrebbe. Senza dimenticare le manifestazioni di dissenso plateali, in cui le ragioni sono urlate più che esposte, e la fisicità degli individui torna ad essere l'ago della bilancia per determinare le ragioni. I motivi scatenanti sono spesso i più banali, quelli offerti dal traffico cittadino, dalle mancanze del vicino di casa, da una reazione eccessiva ai tumulti giovanili, dall'intolleranza venso tutto ciò che non è familiare. La vita quotidiana, quella che mette ognuno di noi in relazione con il prossimo, per molti è diventata insostenibile già nei rapporti umani con gli sconosciuti. Credo che la maggior parte dei casi soffra della mancanza di un metodo per esporre le proprie ragioni senza far ricorso alla logica del "nemico", il più delle volte inopportuna. Questo metodo è nelle buone maniere, nel farle proprie e nel pretenderle dal prossimo con determinata gentilezza. Pur essendo palese l'impossibilità di ottenere un successo definitivo, oggi pare che in troppi abbiano perso le speraze di ottenere per lo meno un miglioramento generale quanto mai necessario. |



Allo stesso tempo la tolleranza verso le mancanze dei più giovani, rende il processo educativo completo nell'offrire un metodo per entrare a far parte della società, tollerando i modi grossolani ed alle volte sconsiderati delle nuove generazioni, ma pretendendo che questi non divengano la norma.