| Questa crisi economica che quasi mi piace |
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| Personale |
| Scritto da Maurizio Caudana |
| Martedì 13 Aprile 2010 09:31 |
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Anche se subisco in prima persona le conseguenze di questa crisi economica, devo dire che nonostante tutto porta con se degli aspetti positivi il ridimensionamento forzato dell'economia. Quello che un pò tutti si domandano, (e che ci domandavamo studiando i processi produttivi), è, come sia possibile intendere l'economia secondo un unico parametro di valutazione? Come si può credere che la crescita economica di un'azienda, di una società o anche solo di un singolo individuo, possano proseguire in eterno senza incontrare mai battute di arresto? Ci si potrebbe rispondere basandosi anche solo sul buonsenso. Eppure la filosofia produttiva ed industriale del nostro presente, si pongono come traguardo una crescita infinita, sia in termini numerici, che di fatturato realizzato. Sono determinanti ai fini di un buon posizionamento sul mercato, percentuali che indichino sempre segni positivi, come se gli investitori in prima persona reputassero impossibile una naturale quanto utile consolidazione dei rapporti tra imprese, ed una conseguente consolidazione dei processi produttivi. E' come pensare che un operaio possa essere valutato ed apprezzato solo se alla fine dell'anno dimostrerà di aver prodotto più dell'anno precedente. Chiunque in vita propria abbia lavorato almeno un giorno, si renderà conto che un incremento perenne della ricchezza è semplicemente fantasioso, e non può che sfociare in drastiche battute di arresto come quelle che stiamo vivendo in questi anni.Questa crisi però inizia quasi a piacermi, perchè porta con se alcuni aspetti positivi che nei periodi di prosperità economica paiono inimmaginabili. Sembra che durante le crisi economiche tutto torni ad un aspetto più naturale, a partire dai rapporti di lavoro, che tornano a somigliare a rapporti umani più che a distaccati ed asettici rapporti disumanizzati. Anche i lavoratori dipendenti mostrano maggior interesse nel mantenere il loro posto di lavoro, e si assiste ad una drastica riduzione delle assenze e delle giornate lavorative all'insegna della svogliatezza. Il potere di acquisto torna ad avere un senso proprio, con aziende e negozi disposti a contrattare i prezzi, e a valutare come qualcosa di più che una perdita di tempo i clienti più piccoli e meno influenti. Un amico falegname raccontava che per diversi anni ha nutrito la necessità di assumere una persona che lo aiutasse nel suo lavoro, ma senza riuscire a trovare persone disposte a fare per più di qualche settimana un lavoro faticoso e sporco, rassegnandosi infine a lavorare solo. Oggi invece con questa crisi, ha numerose persone disposte a lavorare con lui, sentendosi rincuorato da un mestiere che pareva venir "schifato" dalle persone comuni, che hanno di solito ambizioni molto più alte del lavorare il semplice legno. Mi trovo completamente d'accordo con chi dice che questa crisi è causata da un mercato "drogato". Non solo da un mercato drogato, ma anche dall'influenza che questo è capace di avere sulla società e sulle persone. Persone che solo oggi si accorgono di quanta precarietà circondi le industrie moderne, e di quanto apprezzabili tornino ad essere i vecchi lavori artigianali, dove la fatica ed il rischio sono all'ordine del giorno, ma dove il rapporto umano ha ancora oggi la priorità, anche quando un lavoratore magari, non sarebbe poi così necessario |



E' come pensare che un operaio possa essere valutato ed apprezzato solo se alla fine dell'anno dimostrerà di aver prodotto più dell'anno precedente. Chiunque in vita propria abbia lavorato almeno un giorno, si renderà conto che un incremento perenne della ricchezza è semplicemente fantasioso, e non può che sfociare in drastiche battute di arresto come quelle che stiamo vivendo in questi anni.