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Di aborto si deve discutere in altro modo Stampa E-mail
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Personale
Scritto da Maurizio Caudana   
Mercoledì 07 Aprile 2010 09:15

Per continuare a scontrarsi ad ogni occasione su posizioni irremovibili, sarebbe forse meglio evitare di parlare di aborto limitandosi a dar fiato alle campagne pro o contro, con le solite estenuanti discussioni. Da tempo si sono dimostrate essere discussioni inutili, qualunque sia la propria posizione.
La 194 è una legge dello Stato attualmente in vigore, ed il problema non mi pare ruoti attorno all'abolizione di questa legge. La Ru486 si riduce così ad uno spauracchio utile a dividere l'opinione pubblica, ma che a conti fatti non migliora ne peggiora l'argomento. Si sentono argomentazioni che vorrebbero analizzare se sia meglio risolverla col bisturi o con la pastiglia. Due metodi differenti per un unico risultato.
Penso ci siano interrogativi più importanti da considerare, interrogativi capaci di spostare l'attenzione dai motivi personali alla giusta interpretazione di un problema che la società finge di affrontare, divisa in blocchi compatti.
Da qualsiasi parte si guardi l'argomento aborto, non si trovano aspetti che mettano di buon'umore, e dunque non si può affermare essere positivo un eventuale aumento dei casi. Non è pensabile discutere di aborto reputandolo una soluzione, un male per alcuni necessario, ma spero per nessuno desiderabile.
Una legge non può considerare una ad una le motivazioni di chi sceglie l'aborto, ma ha il dovere di mettere in campo tutte le risorse possibili per tentare di contenere il fenomeno, conquistando il rifiuto volontario dell'individuo.
GravidanzaEd è tutto contenuto nella legge 194, che nel punto 2 paragrafo d, dice appunto: "contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita."
Mi consola andando a leggere il testo della legge, che sia espressa indiscutibilmente la necessità di porre attenzione particolare ai soggetti che scelgono questa strada "contribuendo a far superare le cause". 
Ma la legge và ancora più a fondo e prosegue al punto 5: "Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. 
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta ..... le circostanze che la determinano a chiedere l'interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie."
Mi domando allora a che punto siano i progetti atti ad arginare il fenomeno aborto? Perchè la discussione politica non affronta mai la questione in questi termini? Ed infine, è possibile discutere di aborto in un altro modo che non sia il solito schierarsi a favore, o contro?
 

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