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Politica
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Scritto da Maurizio Caudana
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Lunedì 08 Marzo 2010 14:05 |
Non vorrei dire di essere stato costretto, ma a chiunque può capitare di non avere scelta, e di lasciare la macchina in divieto di sosta per pochi minuti, facendo attenzione a non intralciare il traffico. Pochi minuti che sono bastati ai vigili urbani per staccare una multa da 38 euro, senza pensare alla crisi, alle difficoltà delle famiglie, alla manifesta intolleranza che una multa dimostra verso le esigenze altrui, non meno rilevanti di quelle delle forze dell'ordine o di chiunque altro. Sarebbe opportuno che un cittadino potesse andare dai Vigili urbani, e pretendere lo stralcio della multa quando questa è contraria ai principi del buonsenso.
Anche perchè non sempre l'applicazione delle leggi si integra con il vissuto quotidiano dei cittadini, che possono incorrere nella necessità di venire esonerati da un divieto alla luce di motivazioni valide che giustifichino quello che in altre circostanze, sarebbe senza dubbio una infrazione sanzionabile. Mi preme quindi fare appello alle forze politiche comunali, ed in particolar modo al primo cittadino, perchè intervenga in favore delle Giustizia e dell'Uguaglianza tra i cittadini, con o senza la divisa. La fretta, l'ansia di non arrivare in orario, ed i continui impegni che occupano le ore della mia giornata, hanno reso inevitabile il mio comportamento. Uno strappo alla regola non solo in certi casi è dovuto, ma è un segno di civiltà e di comprensione civica. Al Sindaco rivolgo l'invito di istituire una giornata che possa entrare nella storia dei comuni, con un'amnistia delle multe per le quali siano presentati validi motivi. Sono certo che la fama politica non mancherà di venire esaltata da tanta vicinanza ai cittadini, così bistrattati dalle solite amministrazioni pubbliche irremovibili di fronte alle proprie azioni. Una piccola postilla, un breve richiamo, un gesto autoritario, sapranno ridare fiducia ai cittadini colpiti dall'ingiustizia, ed una sana lezione morale ai vigili urbani. Pensavo tra me e me, che in fondo è davvero semplice entrare nell'ordine di idee proposto dal nostro Governo, e lasciarsi andare come niente fosse nelle più blande congetture, per accusare altri delle proprie colpe. Però quanto è bello! Pensare che un Vigile sia colpevole della mia multa è un esercizio mentale al quale ci si abitua facilmente, in quanto può essere applicato a qualsiasi circostanza di comodo. Può diventare talmente convincente, da non rendersi nemmeno conto di formulare un ragionamento simile, ed arrivare a credere sinceramente di essere persino nel giusto. Di necessità leggina.
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Personale
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Scritto da Maurizio Caudana
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Giovedì 04 Marzo 2010 08:17 |
Non ho problemi nel considerare le donne al pari degli uomini, e questo non solo nelle parole di questo articolo, ma anche nella vita di tutti i giorni. Non ho dubbi sull'importanza di intenderle umanamente e socialmente al pari degli uomini, tanto nei diritti quanto nei doveri. Non fosse che puntualmente questo discorso si conclude con la parità dei diritti, pretesi ad ogni occasione ed ottenuti giustamente con non pochi sforzi. Sui doveri però la questione non è mai stata affrontata seriamente, preferendo eclissarli nella scontatezza di questo aspetto. Si certo doveri alla pari, ma senza entrare nello specifico azzardando tematiche vincolanti e condivise, lasciate anche dalle più agguerrite in ambiti di secondo piano, o comunque alla discrezione personale. La festa dell'8 Marzo è un diritto acquisito, ma in realtà i motivi di questa ricorrenza, (che non è solo una festa, ma è principalmente una ricorrenza .ndr), non sono chiari alle menti femminili quanto la volontà di far festa, e di ritrovarsi tra donne con i motivi più differenti. Somiglia un pò ad un raduno Ippie, dove ognuno può osare fin quanto vuole, e il desiderio può inseguire l'opportunità senza troppi complimenti.
Ed è proprio ciò che avviene ogni 8 Marzo, quando milioni di donne "festeggiando", danno vita alle più improbabili delle serate: dal ristorante, alla discoteca, dal bar, alla birreria, fino alle espressioni più tristi di festeggiamento, che raggiungono senza troppi complimenti la morbosità delle feste per soli uomini. Sento spesso dire che gli uomini dimostrano di aver paura dell'indipendenza femminile, e che in linea di massima fuggono le donne indipendenti, prediligendo quelle miti ed obbedienti. Mi pare che al di là dell'arroganza nel giudicare i rapporti altrui, non ci sia mai la volontà di determinare cosa significhi per le donne essere indipendenti? Ho l'impressione che gli uomini siano spaventati dall'imprevedibilità di questa indipendenza, che può spaziare in ambiti così distanti tra loro, da mettere in allerta i maschietti ancor prima di pensare alla serietà di una relazione. Ad osservare l'8 Marzo, rimane il dubbio di riuscire ad interpretare correttamente il senso comune che le donne attribuiscono alla parola indipendenza. Grosso modo si potrebbe dedurre che per alcune è sinonimo di "permesso" o "libera uscita", durante il quale tutto può accadere. Per altre, una buona occasione per passare una serata tra donne. Per altre ancora, (non meno indipendenti delle prime), nulla di così impegnativo da obbligarle a qualcosa. Di tutto però, la cosa che nel tempo continua a stupirmi, è la scarsa richiesta di appuntamenti culturali a tema, di approfondimento e discussione, che in una ricorrenza del genere, (e con una vastità di argomenti da far invidia a qualsiasi oratore), non dovrebbero certo mancare. Appuntamenti che affrontino l'universo femminile discutendo problematiche ed aspettative che dovrebbero suscitare interesse nelle donne, le quali paiono invece appagate dall'annegare quella giornata nello svago e nell'eccesso, come se esser donna fosse qualcosa da dimenticare.
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