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Imprese che resistono? Meglio le imprese che progettano Stampa E-mail
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Varie
Scritto da Maurizio Caudana   
Giovedì 11 Marzo 2010 11:37
Che una parte dell'imprenditoria Italiana si riconosca e si incontri all'ombra della parola "resistere", mi fa pensare a quanto sia strano questo mondo, e a quanto in fretta cambino le prospettive. Solo 30 anni fa erano gli operai a ritrovarsi in piazza per resistere, compatti ed uniti contro i soprusi che, (a ragione o a torto), molti pensavano di subire per colpa della politica, dell'economia, della grande industria.
Gli stessi motivi che oggi portano in piazza la piccola e media impresa, quella famosa PMI di cui l'Italia si vanta parlando di eccellenza e di made in italy, (vero made in Italy), ma che viene considerata poco o niente nella quotidianità di ogni giorno, dalle banche e dalle istituzioni, alla luce delle minute dimensioni e dei piccoli interessi che queste realtà riescono a smuovere.
banca-indifferenteLe PMI sono quelle che storicamente vengono definite "botteghe", un pò più grandi, un pò più ordinate, con qualche macchinario in più ma pur sempre botteghe, con le solite fragili garanzie che per loro natura riescono a fornire. Solitamente sono a gestione familiare, si tramandano di padre in figlio, e in alcuni casi si trasformano in realtà più grandi e maggiormente influenti sul mercato.
Peccato che non appena avvenga il salto di qualità diventando grande industria, la PMI perda la capacità di valutare il lavoro in termini obbiettivi e socialmente utili, per spostarsi senza mezze misure sui parametri della convenienza.
I parametri della convenienza si basano su quelle valutazioni economiche che vorrebbero mettere in relazione ed in competizione una azienda Pakistana con una azienda Italiana.
Non è possibile lavorare in concorrenza con paesi che non regolamentano il mondo del lavoro, o con aziende che pagano la mensilità di un operaio del posto, quanto mezza giornata lavorativa di un operaio nostrano. Lo capirebbe un analfabeta che questa non è concorrenza di mercato, ma una cravatta che la grande industria ha stretto al collo dei fornitori Italiani, per obbligarli a fare tutto quello che serve, al prezzo che serve. Governi, sindacati e confindustria hanno fatto finta di non vedere e di non sentire quello che stava accadendo, giustificando tutto con la globalizzazione, ed il libero mercato.
Un libero mercato che sottopone le PMI al gioco del ribasso, ed alla tacita consapevolezza di non poter esigere pagamenti puntuali e liquidità dalle banche, che dovrebbero invece essere garantiti dal sostegno economico che la grande industria e le banche hanno ricevuto dallo Stato, ma senza vincoli di garanzia.
A questo bisogna aggiungere il dramma del mancato ricambio generazionale che grava più che mai sulle PMI, gestite in maggioranza da persone "quasi in pensione", ma legate al mondo del lavoro dalla necessità di ulteriori contributi che le modifiche alle leggi sul pensionamento non hanno mancato di esigere.
In un grottesco girone infernale, chi ha lavorato per una vita intera, si ritrova pizzicato tra la necessità di lavorare ad ogni costo, e la mancanza della grinta necessaria per progettare e fare scelte coraggiose che sappiano svincolarsi dal ricatto.
Ma questo non significa che il lavoro in Italia sia finito: significa che prestare le proprie capacità lavorative a grandi aziende di dubbia reputazione, è una scelta che pur restando economicamente allettante, nasconde la possibilità di diventarne schiavi. Una possibilità che per molte PMI oggi, è una dura realtà a cui resistere.
 
Ho preso una multa, mi servirebbe una leggina Stampa E-mail
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Politica
Scritto da Maurizio Caudana   
Lunedì 08 Marzo 2010 14:05
Non vorrei dire di essere stato costretto, ma a chiunque può capitare di non avere scelta, e di lasciare la macchina in divieto di sosta per pochi minuti, facendo attenzione a non intralciare il traffico.
Pochi minuti che sono bastati ai vigili urbani per staccare una multa da 38 euro, senza pensare alla crisi, alle difficoltà delle famiglie, alla manifesta intolleranza che una multa dimostra verso le esigenze altrui, non meno rilevanti di quelle delle forze dell'ordine o di chiunque altro. Sarebbe opportuno che un cittadino potesse andare dai Vigili urbani, e pretendere lo stralcio della multa quando questa è contraria ai principi del buonsenso.
Lombroso_Uomo_delinquenteAnche perchè non sempre l'applicazione delle leggi si integra con il vissuto quotidiano dei cittadini, che possono incorrere nella necessità di venire esonerati da un divieto alla luce di motivazioni valide che giustifichino quello che in altre circostanze, sarebbe senza dubbio una infrazione sanzionabile.
Mi preme quindi fare appello alle forze politiche comunali, ed in particolar modo al primo cittadino, perchè intervenga in favore delle Giustizia e dell'Uguaglianza tra i cittadini, con o senza la divisa.
La fretta, l'ansia di non arrivare in orario, ed i continui impegni che occupano le ore della mia giornata, hanno reso inevitabile il mio comportamento. Uno strappo alla regola non solo in certi casi è dovuto, ma è un segno di civiltà e di comprensione civica.
Al Sindaco rivolgo l'invito di istituire una giornata che possa entrare nella storia dei comuni, con un'amnistia delle multe per le quali siano presentati validi motivi. Sono certo che la fama politica non mancherà di venire esaltata da tanta vicinanza ai cittadini, così bistrattati dalle solite amministrazioni pubbliche irremovibili di fronte alle proprie azioni.
Una piccola postilla, un breve richiamo, un gesto autoritario, sapranno ridare fiducia ai cittadini colpiti dall'ingiustizia, ed una sana lezione morale ai vigili urbani.
Pensavo tra me e me, che in fondo è davvero semplice entrare nell'ordine di idee proposto dal nostro Governo, e lasciarsi andare come niente fosse nelle più blande congetture, per accusare altri delle proprie colpe. Però quanto è bello! Pensare che un Vigile sia colpevole della mia multa è un esercizio mentale al quale ci si abitua facilmente, in quanto può essere applicato a qualsiasi circostanza di comodo.
Può diventare talmente convincente, da non rendersi nemmeno conto di formulare un ragionamento simile, ed arrivare a credere sinceramente di essere persino nel giusto. Di necessità leggina.
 

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