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Torino/Piemonte
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Scritto da Maurizio Caudana
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Lunedì 14 Giugno 2010 08:29 |
Da quanti anni Piazza Vittorio e la movida Torinese formano un legame allegro e indissolubile? Chi ha memoria afferma che già a partire dagli anni 70 il lungo Pò Murazzi e l'antistante Piazza Vittorio Veneto erano diventate una delle mete preferite da chi viveva la notte, tra locali da ballo e birrerie. Di pari passo alla movida, disordini, incidenti, risse e malavita non hanno tardato a far la loro comparsa, come in ogni luogo in cui il divertimento notturno la faccia da padrone. Presentato come un problema tutto Torinese, il diritto di vivere la propria città anche di notte ed il rispetto delle regole comuni di civiltà, hanno trovato in altri paesi ed in altre città Europee il giusto equilibrio, attraverso metodi decisamente più discreti dello schierare Esercito e Forze dell'Ordine in assetto da guerriglia urbana, che già nel passato hanno dimostrato la loro scarsa efficacia.
Basterebbero pochi agenti in borghese e poche operazioni mirate per sistemare una volta per tutte il dramma dello spaccio, consumato sotto gli occhi di tutti sulle rive del Po e sulla piazza antistante da loschi figuri facilmente individuabili. Ancora più semplice risulterebbe il controllo del Lungo Po se fosse affidato ai servizi di sicurezza dei locali, troppo spesso impotenti di fronte a chi dell'arroganza ha fatto uno stile di vita. Pare esistano due schieramenti politici nei confronti dei problemi di Piazza Vittorio. Da un lato chi vorrebbe favorire la vita notturna tollerando gli schiamazzi, il disordine e la sporcizia del mattino. Dall'altro chi indignato da tanta inciviltà, vorrebbe mandare tutti a casa alle due del mattino, come brave ed obbedienti educande. Nel mezzo di questa vicenda vediamo un recentissimo parcheggio multipiano costruito al di sotto della piazza, aperto giorno e notte per ospitare le auto di quanti scelgono quel luogo come punto di ritrovo, di incontro e di baldoria. La palese incoerenza mostrata dalle istituzioni, alimenta l'incertezza ed il malessere di chi rischia multe salate a svariati titoli, non certo per mancanza di professionalità, ma semplicemente per aver aperto un locale in un luogo troppo frequentato e famoso. Alla faccia dello spirito imprenditoriale! La filosofia che domina da tempo nel nostro paese continua a manifestarsi in ogni circostanza, persino in quelle più banali legate alla vita notturna. La filosofia secondo la quale il cattivo comportamento di alcuni non verrà perseguito singolarmente, ricercando cause e responsabili, ma verrà imputato a tutti, come fosse compito di tutti far rispettare l'ordine pubblico. Gli agenti di polizia municipale presi a sassate lo scorso anno per aver tentato di multare un auto in divieto di sosta, dimostrano quanto poco controllo abbiano le forze dell'ordine sul territorio, e con quanta facilità il disordine riesca a dilagare. Rilanciata con il solito vittimismo dai mezzi di informazione, non è bastato mostrare le ferite degli agenti come una conseguenza allarmante, (anzichè un fallimento professionale), per evitare agli agenti una magra figura di fronte alla città, turbata da tanta impotenza e da un così scarso profilo professionale. Alla luce della mancanza di un progetto serio e discreto per il controllo del territorio, della mancanza di linee guida certe e condivise da chi durante la notte lavora e non può avere colpa dell'ubriachezza e della maleducazione altrui, della mancanza di una seria repressione dello spaccio che da oltre quarant'anni domina in quelle zone, del diritto di ogni cittadino di vivere la città a qualsiasi ora del giorno e della notte, non credete sia venuta l'ora che le Istituzioni e le Forze dell'ordine si facciano carico dei loro doveri perseguendo i responsabili di disordini e malaffare, e rispettando tutti gli altri?
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